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Uno studio mette a confronto gli anglicismi in quattro quotidiani europei: i risultati

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Così come esistono i negazionisti del coronavirus e i terrapiattisti, esiste ancora chi in Italia (anche tra i linguisti, purtroppo) minimizza il fenomeno dell’interferenza dell’inglese sulla lingua italiana, non comprendendone la portata, la rapidità, le conseguenze socio-economiche, e paragonandolo impropriamente alla presenza di forestierismi crudi provenienti in passato da altre lingue. Il nostro portale ha creato un minisito dedicato a questo tema, che documenta perché invece si tratta di qualcosa di molto diverso, cui va prestata attenzione, come del resto si fa in altri Paesi all’Italia vicini.

Uno dei cavalli di battaglia dei “negazionisti”, spesso più impegnati a denigrare chi solleva l’argomento dell’abuso dell’inglese piuttosto che ad affrontarlo nel merito, è che questo fenomeno sia più legato a percezioni “di pancia” che a dati reali, misurabili. Nel già citato minisito presentiamo dati provenienti dallo spoglio dei principali dizionari italiani in diversi anni, che dipingono un quadro molto chiaro. Oggi aggiungiamo un altro elemento utile a costruire la visione d’insieme su questo fenomeno: l’analisi dei quotidiani. Il giornalismo in Italia è infatti uno dei principali punti d’ingresso e veicolo di diffusione degli anglicismi crudi che stanno rapidamente trasformando la nostra lingua. Caso emblematico è il termine “lockdown“, introdotto da un articolo de “Il Corriere della Sera” quando gli italiani erano già confinati in casa da due settimane, e che in breve termine ha cancellato “isolamento”, “chiusura totale”, “quarantena” e altre parole che fino a quel momento circolavano sui mezzi d’informazione. Nelle altre lingue neolatine si optò poi per “confinamento”.

Per tentare di misurare, seppure ad alto livello, la presenza di parole inglesi nei giornali della Penisola, gli amici dell’iniziativa “Campagna per salvare l’italiano” hanno condotto un’analisi comparativa degli anglicismi crudi (ossia non adattati) presenti in alcuni importanti quotidiani europei di lingue diverse  e di simile tiratura e stile. Teniamo a sottolineare che tra gli autori di quel progetto figura un traduttore professionista di madrelingua inglese, che parla anche spagnolo e italiano. Nessun odio verso la lingua di Shakespeare, dunque. Li ringraziamo sentitamente per averci concesso di utilizzare i loro dati e riprendere le loro conclusioni. Lo studio è stato condotto in due fasi, e più in basso descriviamo la metodologia adottata e aggiungiamo alcune note di contesto.

FASE 1

Tra il 6 novembre e il 24 dicembre 2021. sono stati presi in esame La Repubblica (Italia), Le Monde (Francia), El Mundo (Spagna) e Welt (Germania), contando il numero di anglicismi puri presenti ogni giorno sulla loro prima pagina dell’edizione digitale. A questi è stata affiancata una quinta testata, The Guardian (Regno Unito) per poter registrare la presenza di forestierismi e italianismi presenti. Lo studio è stato ripetuto con cadenza bisettimanale.

I risultati

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Il totale cumulativo, durante quattro settimane, e senza contare determinate ripetizioni e anglicismi completamente acquisiti quali barpodcast e sport (si veda più sotto la Metodologia) è il seguente:

La Repubblica = 2528
Welt = 1122
El Mundo = 393
Le Monde = 191
The Guardian = 25 (di cui 7 italianismi)

I risultati parlano chiaro:  Il referente italiano si è rivelato così intriso di anglicismi da totalizzarne abbondantemente più del doppio dei suoi omologhi francesi, spagnoli e tedeschi messi insieme.

Gli anglicismi e pseudoanglicismi di Repubblica riguardano tutti gli ambiti, nessuno escluso. Notiamo che sempre di più si intravedono unità linguistiche che vanno oltre le singole parole in inglese. Osserviamo che molti termini in italiano, che si tratti di parole singole o di interi concetti, appaiono sempre più in disuso, per esempio verde, modulo, tecnologia, approfondimento, montaggio, ovazione o applausi a scena aperta, commerciante, il Premio tale, la Settimana di [evento], o la Giornata di [evento]. Gli autori dello studio rilevano che i quotidiani italiani non sono gli unici in Europa, ma che sguazzano in (pseudo)anglicismi in maniera esponenzialmente superiore agli altri Paesi. Se consideriamo il computo globale durante le quattro settimane, la Repubblica ne totalizza quasi il doppio di tutti gli altri messi insieme, più del doppio dei loro colleghi tedeschi di Welt, 6,5 volte in più degli spagnoli de El Mundo, e oltre 13 volte in più di Le Monde in Francia.

Gli anglicismi nel giornale italiano toccano ogni settore, e tra i più comuni troviamo: no-vax, super green pass, cluster, hub, boom, pressing, body positivity, Italian Tech, longform, Italian Teacher Award, beauty, boom, millennial, contest, plug-in hybrid, delivery, newsletter, smart working, green&blue, make-up artist, hairstyle, coffee table book, retailer, form, rating, recovery, green dreams, startupper, Merry Christmas, family office, covid watch, hi tech, Europe talks, form, 15 minute city, legally blog, last second, low cost.

C’è poi da parlare del confronto con i forestierimi e italianismi presenti su The Guardian.  Il numero è talmente basso da risultare quasi invisibile nel nostro grafico. Dunque l’uso di “cappuccino” o “latte” (per caffelatte) o della terminologia della musica classica non ha nulla a che vedere con il riversamento di centinaia di anglicismi puri nella nostra lingua ormai da diversi anni e in continuo aumento. 

FASE 2

Per verificare che i risultati raccolti nella prima fase non fossero legati alle politiche delle singole testate, gli autori dello studio hanno deciso di scegliere quotidiani diversi e ripetere l’analisi in una fase 2, tutt’ora in corso. I risultati della prima settimana sono però in linea con quanto emerso in fase 1.

Ancora una volta sono stati scelti cinque prestigiosi quotidiani europei, tutti di ampia tiratura nazionale e non particolarmente dissimili in stile e linea editoriale: La Stampa (Italia), Le Figaro (Francia), El País (Spagna), Süddeutsche Zeitung (Germania), sui quali sono stati contati gli anglicismi puri presenti sulla prima pagina dell’edizione digitale di ciascuno, e The Times (Gran Bretagna), per fare lo stesso con forestierismi e italianismi.

I risultati

Settimana 1-7 gennaio 2022

Metodologia e note di contesto

1. Non sono stati contati anglicismi che considerati completamente radicati nella lingua italiana, ad esempio, sportinternet e tennis, parole che invece – per esempio – hanno un loro corrispettivo in spagnolo (ed infatti El Mundo si riferisce a deporte, la red e tenis).

2. Non sono stati inclusi anglicismi il cui corrispettivo nelle quattro lingue d’origine (italiano, francese, spagnolo, tedesco) è inesistente o completamente artificiale. Parole come podcastrugbyapartheid e blog, per esempio, non fanno parte della rilevazione.

3. Le testate francesi e spagnole (quelle tedesche in misura minore) hanno ancora l’abitudine di mettere gli anglicismi tra virgolette. Li abbiamo contati ugualmente e inclusi nelle analisi, anche se – con il virgolettato – si potrebbe sostenere che in questa maniera non si tratti di prestiti integrali ma di referenza a termini nella lingua d’origine.

4. Non sono stati chiaramente inclusi i nomi propri (esempio, Rolling StonesFridays For FutureAlec Baldwin) e titoli originali di film (per esempio Cry Macho), programmi TV (per esempio Squid Game), canzoni (Comfortably Numb), eventi (WTA FinalsChampions League) e marchi registrati (iPhoneAppleFacebookairbag), ecc.

5. Se una stessa parola appare due volte nello stesso pezzo o titolo, è stata computata solo una volta. Se riappare in un altro articolo, titolo o posizione diverse della testata, è stata contata di nuovo. Questo ha penalizzato particolarmente il quotidiano tedesco Welt, che sembra riciclare continuamente le stesse didascalie con inglesismi (Live TVNewsstickerBrand Story, ecc.).

6. Unità lessicali contenenti due o più parole, per esempio Italian Tech in la RepubblicaBrand Story in Welt o fiscal dumping in El Mundo, vengono rilevate come un solo elemento. Sono state invece rilevate separatamente, due parole autonome però usate insieme, per esempio Green & Blue in la Repubblica (dove sono state contate sia Green che Blue).

7. Non sono stati inclusi i prestiti integrati, con la «t». Per esempio, ciberdelincuencia, in spagnolo, o le wokisme in francese sono adattamenti. Non lo sono invece «cybercrimine» o «cultura woke«, che quindi sono stati rilevati.

8. L’analisi si riferisce ad anglicismi PURI (più forestierismi e italianismi PURI sul Guardian). Ad esempio, adattamenti come snobbato o bannato non sono stati rilevati.

9. Non sono stati contati i contenuti pubblicitari che appaiono spesso sulle prime pagine delle edizioni online e che sono spesso generati automaticamente.

10. Le cifre della Settimana 2 della prima fase risentono della fortissima presenza di pezzi pubblicati riguardanti il Black Friday, il Cyber Monday, la Black Week, ecc.

In conclusione

È impossibile negare che un quotidiano di grande tiratura rispecchia – e dunque anche linguisticamente – le dinamiche sociali, economiche, politiche, e culturali di un Paese, le mode e le tendenze, i costumi e le preoccupazioni, le ossessioni e le antipatie. Magari, dipendendo dagli orientamenti editoriali, questi fattori possono essere aggravati o ridotti. Eppure se – in un mese – la prima pagina del Guardian ha totalizzato 7 italianismi (mafiacamorraricottaradicchiodiva più la parola sanità utilizzata due volte) contro i 2528 anglicismi de la Repubblica (cioè lo 0,27%), allora è sufficientemente chiaro quanto sia nulla oggi l’influenza della lingua italiana in Gran Bretagna, mentre in Italia l’inglese ha ormai raggiunto livelli di penetrazione totale del tessuto culturale. Poi, d’accordo che uno si vergogni ad ammetterlo, però solamente un povero di spirito potrebbe dire che quello in atto sia un salutare «scambio linguistico», «che la globalizzazione» e «che anche gli inglesi dicono tiramisù e pepperoni con la doppia ‘p‘».

E se a qualcuno venisse in mente di dire che «non è vero che le persone parlano come i giornali», quel qualcuno dovrebbe però spiegare perché quelli italiani debbano farlo con 2528 anglicismi in un mese, mentre quelli spagnoli riescono a funzionare con una frazione degli stessi. E comunque sarebbe davvero di un’assurdità inaudita pensare che la correlazione tra linguaggio usato fuori dalle redazioni e linguaggio dei giornali sia inesistente e, in particolare, che lo sia esclusivamente nel caso dell’Italia.

E se invece qualcun’altro dicesse che la nostra analisi riflette il fatto che gli anglicismi siano un fenomeno inevitabile dovuto alle nuove tecnologie e invenzioni di provenienza a stelle e strisce, di nuovo, perché non lo è nella stessa misura nei quotidiani tedeschi, francesi e spagnoli?

E se magari, finiti gli alibi, ci si volesse illudere che la colpa sia solo degli angloinvasati de la Repubblica e che, per pura coincidenza, Le MondeWeltEl Mundo, e The Guardian siano testate poco (o molto meno) inclini a usare forestierismi, non c’è di che preoccuparsi: la fase due dello studio, che proseguirà durante le prossime settimane, è centrata su La StampaLe FigaroSüddeutsche ZeitungEl País e The Times e sta dando risultati in linea con l’analisi delle altre testate.

Tutto questo, inoltre, avviene in un contesto nazionale in cui lo Stato italiano e grandi compagnie e organizzazioni del Paese stanno limitando volutamente l’uso dell’italiano e la sua presenza visibile nel panorama linguistico. Un vero e proprio attacco dall’interno, portato avanti sistematicamente ormai da oltre una decina d’anni. L’abbiamo messo in evidenza in una linea temporale molto chiara.

L’ultima considerazione è la seguente: se cifre del genere fossero state osservate in qualsiasi altro campo, dalla produzione delle mozzarelle al prosecco, dai risultati della nazionale di calcio ai numeri di turisti in Italia, o lo stato dei beni culturali, ne sentiremmo parlare ogni giorno. Invece la lingua italiana, in Italia, resta un tema marginale.

 


Leggete tutti i dettagli e altri approfondimenti su: Campagna per salvare l’italiano


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Foto di copertina da Pixabay


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