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A 30 anni dalla nave Vlora il rapporto (anche linguistico) tra Italia e Albania è più forte che mai

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Oggi 8 agosto ricorre il trentesimo anniversario dell’approdo del mercantile albanese Vlora nel porto di Bari, con a bordo ventimila albanesi in fuga dal regime comunista di Tirana. Il viaggio della nave, sequestrata di fatto e costretta a fare rotta per la città pugliese, diede di fatto inizio a un’ondata migratoria che formò in Italia una comunità albanese numerosa e ben integrata, che oggi conta oltre 400.000 persone. Molti di quei migranti fondarono in seguito piccole media imprese (più di 1300 aziende a conduzione albanese esistono oggi nella sola Puglia, secondo il quotidiano il Sole 24 Ore).

La scelta di decine di migliaia di Albanesi di fuggire in Italia non era dovuta solo alla vicinanza geografica. Per i 45 anni di regime comunista, la vicina penisola, con le sue radio e le sue TV, fu l’unica “finestra sul mondo”. E proprio questi mezzi furono strumento privilegiato per apprendere la lingua italiana, che rafforzò il suo status di lingua straniera più conosciuta nel paese della aquile.

Il rapporto privilegiato tra i due Stati si evince infatti anche dalla grande diffusione della nostra lingua in Albania, dove si stima sia compresa dal 70% della popolazione e parlata fluentemente da oltre il 30%. Esiste un canale televisivo che trasmette anche in lingua italiana e un’università privata cattolica che ha l’italiano come lingua d’insegnamento. La lingua di Dante fu osteggiata dal regime comunista albanese anche perché di fatto lingua veicolare della Chiesa cattolica. Inoltre, l’edizione in italiano di wikipedia ha percentuali alte di consultazione in Albania, considerando che lì l’italiano non ha status di lingua ufficiale. In italiano il primo ministro albanese Edi Rama nel marzo 2020 annunciò la partenza per l’Italia di una piccola pattuglia di medici albanesi con l’obiettivo di aiutare contro la pandemia appena scoppiata. In italiano, oggi, i discorsi dei sindaci  di Tirana e Durazzo a Bari, per il trentennale dello sbarco della Vlora.

E l’Albania è tra i principali obiettivi della strategia culturale della Repubblica italiana, che pochi mesi fa ha rinnovato il programma Illiria per l’insegnamento del nostro idioma come prima lingua straniera nelle scuole albanesi. Oggi molti imprenditori italiani hanno delocalizzato in Albania, creando nuove aziende con lavoratori sia italiani che albanesi. Così come abbiamo studenti universitari italiani che, invece di studiare in inglese in Italia, scelgono di studiare in italiano in Albania.
L’Italia rappresenta un punto di riferimento importante per il nostro Paese, essendone il primo partner commerciale con un valore di scambi che nel 2016 ha superato i 2 miliardi di euro (+4,7% rispetto al 2015), che rappresentano il 36,77% del volume complessivo dell’interscambio commerciale dell’Albania. L’Italia da sola assorbe il 54,57% delle esportazioni albanesi ed è inoltre il principale fornitore, con un’incidenza del 29,28% sull’import complessivo secondo i dati ufficiali dell’Ambasciata italiana in Albania.

La comunità albanese in Italia ha dato vita anche a progetti culturali, come il sito d’informazione Albania News, che informa in lingua italiana sull’attualità albanese, italiana e non solo, oltre ad offrire una vetrina per gli scrittori albanesi (anche in italiano). Ci auguriamo che questo legame prosegua e si rafforzi sempre più. Perché se l’inglese oggi è di fatto la lingua veicolare più usata nel mondo, ci sono legami particolari tra Paesi che passano anche attraverso altre lingue. Questo è il caso dell’italiano in Albania, ma anche a Malta, in Corsica, la Libia e la Tunisia, l’Eritrea e la Somalia. Legami linguistici che vanno coltivati per offrire opportunità di conoscenza e di sviluppo basati su rapporti non più di tipo coloniale e di dominio, ma alla pari. Tra Paesi che scelgono di mettere una lingua come ponte tra i loro popoli.


Copertina: kosta korçari LA NAVE CARGO “VLORA”. PORTO DI BARI, AGOSTO 1991.

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