Turismo e pubblicità: l’inglese è davvero la scelta migliore?

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Tempo d’estate, tempo di vacanze per molti, e le città si riempiono di pubblicità di mete turistiche, così come gli schermi di TV e cellulari. Colpisce come molte città e regioni italiane scelgano l’inglese per presentarsi ai turisti. Non solo stranieri ma anche italiani.

Per citare qualche esempio, la regione Lazio mette la parola EXPERIENCE al centro della propria comunicazione, la Sicilia cambia nome in Sicily e gioca tra i suono di “sì” e quello di “see”, coniando See Sicily, mentre all’estremo nordest della Penisola troviamo il Friu LIVE nezia Giulia.

Del resto l’Italia a livello nazionale sta investendo qualcosa come 80 milioni di euro per una strategia di promozione paese… scusate, di “nation branding”, per usare le parole del ministro Di Maio, chiamata beIT e tutta in inglese.

Come sempre la parola d’ordine di chi propone queste soluzioni anglicizzate è “internazionalizzazione”. Che secondo loro coincide con “inglese”. Ma è proprio così?

Guardandoci intorno, possiamo rispondere facilmente di no. Certamente esistono casi di Paesi che hanno scelto di puntare sull’inglese per farsi conoscere all’estero. Pensiamo al motto “I feel sLOVEnia”, per esempio, che gioca con LOVE come il Friuli con LIVE. Ma questa non è certamente una regola fissa. Molti altri infatti scelgono di localizzare la propria campagna nelle lingue dei singoli Paesi in cui vogliono promuoversi, o almeno i principali, declinandola quindi in diverse lingue. Altri scelgono di puntare sulla propria lingua, come fu il caso qualche anno fa di “Auténtica Cuba”.

Vogliamo raccontarvi il caso della Corsica, una regione francese che per secoli ebbe l’italiano come lingua alta, accanto alle parlate còrse, che oggi sono considerate una vera e propria lingua, la lingua còrsa, appunto. I turisti italiani sono i terzi più numerosi nell’isola, dopo i francesi continentali e i tedeschi. Quest’anno la Corsica ha puntato su una campagna pubblicitaria che in Italia non sceglie l’inglese, e neanche l’italiano, bensì proprio il còrso! Puntando sull’intercomprensione pressocché totale con la nostra lingua: non è difficile capire il motto, “Mi chjamu Corsica”, che tappezza città, autobus e metropolitane di grandi città italiane.

Il video pubblicitario che passa in televisione e sulle reti sociali è in italiano, con la voce narrante di una donna còrsa di cui si riconosce chiaramente l’accento, come raccontato dagli amici del giornale italo-còrso Corsica Oggi.

E negli altri Paesi?

Scorrendo il canale YouTube dell’ente del turismo della Corsica capiamo facilmente che è stata fatta una localizzazione per alcuni Paesi (tedesco per Germania e Austria, còrso per Francia e Italia, inglese per altre nazioni…)

La pubblicità – lo insegnano in ogni corso di questa disciplina – parla alle persone, e deve toccare corde emotive, prima ancora che razionali o istintive. E per farlo, la lingua scelta non è per nulla secondaria. L’inglese è lingua globale usata nel mondo degli affari, della scienza, e come prima lingua veicolare, ma nel mondo, su quasi otto miliardi di persone sette e mezzo non sono di madrelingua inglese.

Consigliamo allora agli enti turistici sparsi per la Penisola, al ministero del turismo e a quello degli esteri, di pensare seriamente al suono evocativo dell’italiano, delle nostre parole spesso copiate, soprattutto negli ambiti come la gastronomia o il calcio dove il Bel Paese è noto in tutto il mondo. E, perché no, anche ai dialetti e alle lingue locali, soprattutto nelle campagne rivolte all’interno.

Perché forse persino la Sicilia perde un po’ di fascino, a chiamarla Sicily.

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