Dalle squadre giapponesi agli spalti indonesiani: nel calcio la lingua italiana conquista il mondo

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L’Italia negli ultimi anni sta introducendo anche nel lessico calcistico moltissimi termini inglesi (VAR, cooling break, starting eleven, squad, solo per citarne alcuni), dimenticandosi che la lingua italiana nel mondo continua a essere fortemente associata al calcio, sport dove gli italiani hanno sempre ottenuto grandi risultati. Il più recente la vittoria un anno fa del campionati europei, seppur offuscata dalla successiva mancata qualificazione ai mondiali.

La scelta di chiamare “Finalissima” (in tutte le lingue) l’incontro che contrappone le squadre vincitrici dell’Europeo e della Coppa America sudamericana è un segno di questo legame riconosciuto a livello internazionale tra Italia e calcio, ma ce ne sono altri forse meno noti.

Per esempio, sapevate che nel massimo campionato professionistico giapponese diverse squadre hanno parole italiane nel nome? Ebbene sì, a volte un po’ storpiate, ma certamente italiane e ben contestualizzate, ad accompagnare i nomi delle città di riferimento.

Per esempio i Fagiano Okayama richiamano la fiaba nipponica che aveva come protagonista Momotaro e il suo compagno, un fagiano. Il nome dei Montedio Yamagata mette insieme “Monte” e “Dio” per magnificare le montagne intorno a Yamagata, Tokyo Verdy (seppur con la Y) richiama il colore delle maglie della squadra della capitale, Shonan Bellmare omaggia il bel mare della sua splendida baia, mentre i Gamba Osaka hanno scelto di utilizzare una parola tipicamente italiana “gamba”, con però tutto un altro significato: “in giapponese infatti per assonanza ne hanno legato il nome a “ganbaru”, ovvero “resisti”, “metticela tutta”.  Poi ecco il Jubilo Iwata, che inneggia al giubilo della vittoria, il Sanfrecce Hiroshima (“san” in giapponese significa tre, come le frecce nel loro stemma) e il Roasso Kumamoto che unisce “rosso” e “asso”, completando il tutto con un cavallo rampante nel proprio logo sociale.

E infine come non citare il Kawasaki Frontale, che fa sorridere molti italiani i quali ci vedono un po’ di jella immaginandolo in termini motociclistici.

Anche fuori dal rettangolo di gioco l’italiano continua a occupare uno spazio speciale in tanti stadi del mondo, grazie alle tifoserie organizzate. Il mondo degli ultras infatti, oltre a tristi cronache di violenza, regala anche forti emozioni e spettacolari coreografia, secondo un’arte nata in Italia ed esportata in tutto il pianeta. Pensate che la versione inglese di Wikipedia riporta il lemma “curva” per parlare delle curve calcistiche e di tutti i risvolti connessi.

Il movimento ultras italiano è un punto di riferimento mondiale per le coreografie. Dai primi gruppi dei fedelissimi, fattore di aggregazione sociale, alle sottoculture degli anni ‘70 del secolo scorso, la curva ha rappresentato uno spazio libero e liberato, cui un sociologo francese ha dedicato un libro intitolato “Ultras”. Nel 1967-68 è nato il primo gruppo ultras, anche se esistevano già gruppi dei Fedelissimi Lazio, Roma, Sampdoria, ecc. In quegli anni si passa dai circoli ai superclub dei tifosi, voluti dai presidenti delle società. Nel ‘67 i tifosi della Sampdoria espongono uno striscione con la scritta Commandos, fino al 1971 sorgono i commandos Tigre, Fossa dei Leoni, Ultras della Sampdoria, Boys dell’Inter. Dopo il ‘71 sorgono le Brigate.

Il gruppo ultras del Marsiglia è nato nel 1984 ad opera di un figlio di immigrati italiani, in Belgio nel 1996 è nato un gruppo ultras grazie all’impegno di un figlio di immigrati delle Marche, anche nel Lussemburgo e in Germania i gruppi ultras sono stati fondati dai figli degli immigrati italiani. Nel Nordafrica il movimento ultras è nato nel 2002, in Tunisia e Marocco vedevano la tv italiana, la trasmissione sportiva 90° minuto, i giovani delle curve si sono ispirati a quelli della Fossa dei Leoni, Commandos Curva Sud, ecc. A volte allo stadio si espongono striscioni scritti in italiano. Anche in Indonesia ci sono striscioni dei tifosi dello Pss Sleman, una squadra del massimo campionato, scritti in italiano e firmati Brigata Curva Sud (come quelli nella copertina di questo articolo).

L’Italia dovrebbe scoprire queste realtà, parlarne, utilizzarle per ricordare agli italiani che la propria lingua nel mondo è amata ed è legata indissolubilmente a ciò che di bello la cultura italiana (non solo quella alta della poesia, dell’arte e della musica classica) offre al mondo. Ogni giorno, in ogni campo. Un’applicazione per lo studio delle lingue l’anno scorso registrò un’impennata del numero di studenti di italiano dopo i successi musicali dei Måneskin, per dirne una.

La lingua italiana ha bisogno di ritrovare negli italiani, prima di tutti, i suoi sostenitori più convinti, fedeli e accaniti. Insomma, i suoi ultras.

 

Fonti: Il Manifestowikipedia enpokerstarnewsErikottero

 

 

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