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Proposta di legge per l’italiano assegnata anche alla Camera, in un mese sostenitori centuplicati

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La proposta di legge per la lingua italiana presentata da sette cittadini il 22 marzo scorso, il 24 aprile aveva superato quota 700 firme e mentre scriviamo è già vicina a 800. Dunque in un mese il numero di persone che sostiene la proposta è centuplicato.

Un’altra importante novità è che, dopo essere stata assegnata al Senato due giorni dopo la sua presentazione (n. 795, VII Commissione permanente, Istruzione, beni culturali), è stata assegnata anche alla Camera (n. 727, VII Commissione cultura).

Vogliamo ribadire che la nostra proposta non riguarda il “purismo”, ma è piuttosto una questione di ecologia linguistica. Il problema degli anglicismi non è quello di bandire le parole straniere per principio, ma è nella sproporzione rappresentata dal numero degli anglicismi e dalla loro frequenza d’uso. Nell’arco di una sola generazione abbiamo importato ben più di un migliaio di neologismi in inglese crudo, parole che violano le regole della nostra pronuncia storica e della nostra ortografia e che stanno snaturando il nostro parlare rendendolo una lingua lessicalmente creolizzata. Se il 50% dei neologismi del nuovo Millennio è in inglese è perché il nostro idioma non evolve più attraverso le sue regole endogene e importa tutto ciò che è nuovo da fuori e in una sola lingua: l’inglese. Auspicare la coniazione di parole nuove è tutto il contrario del purismo, storicamente ostile ai neologismi almeno quanto ai forestierismi. A volere ingessare le parole italiane nel loro uso storico, e a farle morire, sono oggi gli anglopuristi che preferiscono importare dall’inglese anziché inventarne di nuove o allargare il significato di quelle già esistenti.

La nostra proposta, nata dal basso attraverso un gruppo di cittadini di idee e colori politici diversi, vuole essere trasversale alle forze politiche – alcune delle quali con poca coerenza tentano di appropriarsi di questo tema – dato che l’italiano è un bene comune a tutti i suoi locutori, una risorsa nostra come individui e come comunità, e una risorsa dell’Italia come Paese.

La nostra proposta non è stata ancora segnalata dalle grandi testate nazionali italiane, finora se ne è parlato in un articolo della rivista Oggi, su Italiani.it e in un’intervista ad Antonio Zoppetti, primo firmatario, nella trasmissione “Il salvalingua” di Radio Radio che vi proponiamo qui sotto:

Ad un mese dalla sua presentazione, la proposta è stata assegnata alle rispettive commissioni nei due rami del Parlamento e, grazie quasi al solo passaparola, ha già raccolto l’appoggio di oltre 700 persone. Italiani ma non solo.

Ma non basta. Per sperare che la proposta venga discussa e non abbandonata in un cassetto, dobbiamo raccogliere molte più firme e convincere un parlamentare a portarla in aula!

 

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Immagine di copertina: wikimedia

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