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La petizione #litalianoviva: verso una politica linguistica oltre le ideologie

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Lo scorso 18 maggio gli Attivisti dell’italiano hanno lanciato sulla piattaforma Change.org una petizione rivolta al presidente della repubblica Sergio Mattarella. Le richieste contenute nel testo si possono riassumere nella sensibilizzazione verso la classe politica perché prenda coscienza delle sue responsabilità, anche in campo linguistico. La chiarezza verso i cittadini dovrebbe essere un dovere. E un dovere dovrebbe essere rendersi conto che la nostra lingua è un bene comune e una risorsa preziosa per il Paese, anche in senso economico.

Auspichiamo che anche l’Italia possa avere una sua politica linguistica, come avviene in Francia, Spagna, Svizzera, Islanda e altre democrazie nel mondo. Ci teniamo però a precisare che la lingua non deve diventare una bandiera di parte, ma deve invece essere un tema trasversale, dato che appartiene a tutti.

Negli ultimi anni sono state presentate al parlamento italiano alcune proposte di legge sull’italiano da parte delle destre.

La più recente in ordine di tempo è quella presentata da Fratelli d’Italia nel 2018. Accanto ad alcuni principi generali, “rubati” dal blog del saggista Antonio Zoppetti, gli articoli della proposta toccano punte di proibizioni che ci lasciano dubbiosi, e risultano comunque di difficile applicazione. Per esempio al punto 3 dell’art.2: È vietato l’uso di parole straniere per indicare attività commerciali, prodotti tipici, specialità e aree geografiche di denominazione italiana.

Il mancato rispetto delle norme della legge avrebbe comportato il “pagamento di una somma da 5.000 a 100.000 euro”.

Molto simile era stata una proposta del 2016 proveniente sempre dall’area della destra. La cosa curiosa è che, mentre avanza proposte per la tutela e la promozione della lingua italiana, inclusa la lotta all’abuso di anglicismi, Fratelli d’Italia ne fa abbondante uso sul proprio sito. Non solo: sullo stesso sito si possono leggere le “Testi di Trieste” per la fondazione del movimento dei Patrioti, dove non si cita una sola volta la lingua italiana ma si cita però la lingua inglese. Volete sapere come? Ecco il testo:

 

Nel punto relativo ai giovani si dice testualmente che “elemento irrinunciabile, se vogliamo dare ai giovani italiani delle prospettive di crescita lavorativa e sociali, è la creazione di una generazione pienamente bilingue, con la perfetta padronanza della lingua inglese”.

Chiariamo subito che non abbiamo nulla in contrario allo studio dell’inglese né di altre lingue, ma crediamo che anche la conoscenza della propria lingua madre possa dare agli italiani delle prospettive di crescita lavorative e sociali.

In passato anche altre aree politiche avevano avanzato proposte, come quella dei Radicali del 21 dicembre 2012, con Marco Beltrandi come primo firmatario. La Sinistra invece stenta a prendere posizione su questo tema, anche se la chiarezza e l’inclusione nella comunicazione verso tutti i cittadini e il freno verso l’influenza delle multinazionali che spingono per l’adozione dell’inglese in ambito aziendale e universitario dovrebbero essere tematiche care a quell’area politica. E invece abbiamo il sindacato guidato da Maurizio Landini che nel 2015 aveva lanciato una coalizione sociale contro il governo Renzi chiamandola “Unions”.

Quello che noi auspichiamo è che si crei in Parlamento un “partito dell’italiano”, un fronte trasversale che si renda conto di come la lingua appartenga a tutti noi e di come la sua tutela e promozione tocchino corde tanto a destra quanto a sinistra. Per il momento abbiamo cominciato chiedendo a una figura super partes come il presidente della repubblica una sua azione di sensibilizzazione e persuasione. Vedremo se sortirà qualche effetto. Ma per avere questa speranza dobbiamo raccogliere quante più firme possibile.

 

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