Mattarella ora ha un po’ di tempo in più per rispondere alla nostra petizione

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Più di un anno fa, il 16 novembre 2020, una petizione promossa da Antonio Zoppetti e da altri cittadini, sostenuta dal collettivo degli Attivisti dell’italiano, che aveva raccolto in pochi mesi oltre 4.000 firme contro l’abuso dell’inglese è stata inoltrata al presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella (nominato accademico onorario dell’Accademia della Crusca 5 anni prima, il 18 novembre 2015).

Era un appello che esprimeva la preoccupazione per gli anglicismi nel linguaggio istituzionale, e non solo, e non chiedeva nulla di troppo impegnativo, in fondo. Solo un gesto simbolico per porre l’attenzione sul problema: “Ci rivolgiamo a Lei nella speranza che con la Sua autorevolezza voglia esercitare un richiamo almeno nei confronti della politica e delle istituzioni, perché si usi la nostra lingua, che consideriamo un bene che andrebbe promosso e tutelato come avviene all’estero e come facciamo con tutte le altre nostre eccellenze, dall’arte alla gastronomia.”

Fino ad oggi non è pervenuta alcuna risposta da Mattarella e dal Quirinale, nemmeno due righe di cortesia con un “Vi faremo sapere.” Però, lo scorso 15 novembre, proprio 365 giorni dopo l’appello firmato da 4.000 italiani, tutti i giornali hanno ripreso le parole che il nostro presidente ha pronunciato in un discorso all’ateneo di Siena, a proposito degli acronimi che infestano la lingua italiana.

Per quanto gli acronimi siano insopportabili, per quanto siano poco trasparenti – anche perché li cambiano di continuo per complicarci la vita – sono le sigle il problema della lingua italiana? Non varrebbe invece la pena studiare quali sono le conseguenze ben più gravi e pesanti delle parole inglesi che stanno trasformando la lingua di Dante in itanglese?

È molto triste constatare l’indifferenza istituzionale verso il tema dell’abuso dell’inglese che molti politici francesi spagnoli, svizzeri, islandesi, greci, cinesi… hanno invece compreso.

L’appello al presidente Mattarella, con la raccolta firme chiusa a novembre 2020, è stato seguito da un’iniziativa ben più agguerrita. Il 22 marzo 2021 è stata presentata ai due rami del Parlamento italiano una proposta di legge per la tutela della lingua italiana davanti all’abuso dell’inglese, attraverso i canali previsti secondo quanto sancito dall’articolo 50 della Costituzione. La richiesta, questa volta, non è una “supplica” per un generico appello simbolico come quello che Mattarella ha fatto a proposito degli acronimi, invece che per gli anglicismi. Si tratta di una bozza di proposta di legge, e questa “petizione di legge” è stata assegnata sia al Senato (24 marzo, n. 795, VII Commissione permanente, Istruzione, beni culturali) sia alla Camera (10 aprile, n. 727, VII Commissione cultura).

La legislatura termina tra un anno e dunque c’è ancora tempo per convincere almeno un parlamentare a portare in aula la proposta. Scopri cosa puoi fare concretamente per aiutarci.

Nel frattempo, la scorsa settimana, è arrivata un’altra novità: Sergio Mattarella è stato rieletto Presidente e, a meno di dimissioni, resterà in carica per altri sette anni. Caro Presidente, ha dunque ancora tempo per accogliere il nostro appello e favorire un’azione concreta dei parlamentari a favore dell’italiano, perché tengano conto delle esigenze di trasparenza verso i cittadini nei propri discorsi pubblici. E per valorizzarla come strumento di promozione dell’Italia e delle sue eccellenze nel mondo, a differenza di quanto fatto finora.

Nel suo discorso di re-insediamento pronunciato proprio oggi in Parlamento, Mattarella ha detto di volere “un’Italia che tragga vantaggio dalle sue bellezze“. Ecco, capire che tra queste bellezze c’è anche la lingua italiana sarebbe già un grande passo avanti.

 


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