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L’inglese colonizza anche il calcio: breve storia di una scelta per niente naturale

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Il calcio nasce in Inghilterra nel XIX secolo, e più precisamente il 26 ottobre 1863, quando 11 squadre decisero di fondere i loro vari regolamenti. Il nome di questa nuova attività agonistica era Football (si gioca con i piedi e una palla), o per esteso “Association Football”. Cominciò a diffondersi in tutto il mondo e il nome subiva variazioni in ogni lingua: FuBball in tedesco, fùtball in spagnolo, futebol in portoghese e Fooball per i francesi, solo per citare le lingue “occidentali”. Facevano eccezione gli italiani che questo sport lo chiamarono calcio, dato che il pallone veniva calciato. In nord America (Stati Uniti e Canada) invece si stava sviluppando un altro sport, quel Football che noi europei chiamiamo Football americano, il quale si ispirava al Rugby.
Gli statunitensi non si sono mai innamorati del calcio come il resto del mondo e quindi decisero di riservare il nome Football al loro sport preferito (dopo il baseball e il basketball) e dunque il gioco importato dall’Inghilterra, l’Association Football, divenne “Soccer” (dalla contrazione di assoc per “association” con il suffisso -er degli studenti di Oxford che creò “assocer” e infine “soccer”. Questo sport non è tra i più amati negli Stati Uniti, ed è oggi praticato qui ad alti livelli solo nella versione femminile.

In Italia invece il calcio è lo sport più amato e diffuso in assoluto, da più di un secolo. La prima società di calcio italiana fondata a Genova nel 1893 grazie ai marinai inglesi che portavano nei porti di molti Paesi il nuovo gioco. Il nome del club fu “Genoa”, la versione anglofona della città ligure. Ad Udine, nel 1896 preferirono un più italiano “Udinese”, mentre a Torino, l’anno successivo un gruppo di studenti di liceo classico scelse il latino Juventus (gioventù) per il proprio Football club. A Milano invece optarono per la traduzione inglese: Milan Football & Cricket club, anche perché la maggioranza dei soci fondatori erano inglesi, tra cui i primi due presidenti.
Da una scissione dal Milan, nove anni dopo nacque l’Internazionale Milano Football club: un nome prevalentemente italiano che però rifletteva una visione, appunto, internazionale, poiché a differenza dei rossoneri volevano che la squadra fosse composta anche da giocatori non necessariamente italiani.
Durante il Ventennio fascista, il Regime impose di cambiare tutti i nomi stranieri in italiano, nel solco della propria “lotta ai barbarismi”. Il Milan rimase così com’era perché fu detto che Milàn (spostando l’accento) era il nome di Milano in dialetto locale. L’Inter, che al contrario aveva un nome italiano fu obbligata a chiamarsi Ambrosiana Inter, perché Mussolini non gradiva la parola “internazionale”. Nel frattempo, nel 1926, nel capoluogo partenopeo si fondevano le varie società per costituire l’italianissima Società Sportiva Calcio Napoli sostituendo il vecchio Neaples.

Negli anni a seguire, ogni popolo calcistico usava la terminologia tecnica nella propria madrelingua, anche quando dagli anni 50 cominciarono a nascere le coppe europee.
La FIFA e la UEFA sono le federazioni calcistiche (gli organizzatori) rispettivamente mondiale ed europea. Entrambe hanno sede in Svizzera perché ritenuto un paese “neutro”. La FIFA nasceva a Parigi nel 1904. L’acronimo era in lingua francese: Fédération Internationale de Football Association. Successivamente si trasferì a Zurigo. La UEFA, nasce nel 1954 a Nyon (Svizzera) anche se l’acronimo questa volta è in lingua inglese: Union of European Football Associations.
La competizione di calcio più importante è ancora oggi il campionato mondiale che si svolge ogni quattro anni. Inizialmente ogni competizione prendeva nome dalla lingua del paese ospitante: Brasil 50, Chile 54, Sverige (o VM) 58, Svizzera 62 (nelle tre lingue elvetiche), England 66, Mexico 86, España 82, Italia 90, USA 94 e France 98. Non c’era alcun imbarazzo nel mostrare al mondo una scritta in italiano come quella nella nostra immagine di copertina, dove giocatori tedeschi tengono in mano uno striscione della “coppa del mondo di calcio” di Italia 90. E lo stesso nome compare sul videogioco retrò celebrativo:

Video cortesia di Mundial Style

All’inizio dell’anno 2000  in Italia si tenne un evento della FIFA che premiava il miglior calciatore del secolo votato tramite la Rete. L’evento, per quanto internazionale, fu presentato interamente in italiano, mentre il vincitore, Diego Armando Maradona, tenne il discorso di ringraziamento in spagnolo per poi passare all’italiano rispondendo ad alcune domande. Un contesto veramente internazionale, inteso come multilingue:

Negli anni 2000 però qualcosa è cambiato. La FIFA ha deciso di registrare il nome “FIFA World Cup” che spesso sostituisce “mondiale di calcio” e le nuove edizioni hanno avuto la traduzione inglese dei nomi dei paesi ospitanti: Japan-Korea 02, Germany 06, SouthAfrica 10, Brasil 14, Russia 18, Qatar 22.
La domanda nasce spontanea: qual era la necessità di cambiare la bella tradizione di utilizzare i nomi di ogni paese ospitante nella lingua originale? In alcuni casi ci sarebbero stati alfabeti differenti? Non sarebbe stato un problema leggere il doppio nome di Russia in latino e in cirillico. Qatar in occidentale e in arabo. Giappone e Corea nei loro alfabeti. Avremmo imparato qualcosa in più.
A livello europeo, il cambiamento è cominciato un decennio prima. C’era la Coppa dei Campioni alla quale partecipavano tutti i campioni nazionali dell’annata precedente. C’era la Coppa delle Coppe alla quale partecipavano le vincitrici delle coppe nazionali, ad esempio la Coppa Italia, ed infine la Coppa UEFA.
Hanno cancellato la Coppa delle Coppe e la Coppa dei Campioni tradotta in ogni lingua dei paesi partecipanti è diventata per tutti Champions League, ovvero Lega dei Campioni, ispirata dal nome del campionato inglese: Premiere League. Nonostante Champions League sia un nome registrato, i media francesi usano Ligue des Champions e anche in lingua spagnola e portoghese non è inusuale leggerlo o sentirlo tradotto. Simile discorso per la più recente Nations League. Sul trofeo, sin dalle origini c’era scritto da un lato Coupe des Champions (francofono) e dall’altro lato Champions Cup (anglofono).
La Supercoppa Europea è diventata Uefa Supercup. La Coppa UEFA, Europa League, su idea del francese Michel Platini che lo propose con successo nel 2008. Il nome non utilizza l’inglese Europe ma il nome Europa. Il motivo? Non si sa. Forse un riferimento al mito greco di Europa, figlia di Agenore, che ha dato il nome al continente.

L’inglese viene imposto dall’alto per uniformare e rendere più immediata la comunicazione di competizioni divenute marchi commerciali e di partite che sono prodotti da vendere ai tifosi-consumatori. Ma non è la lingua “naturale” del calcio, perché se guardiamo ai Paesi più calciofili al mondo, certamente lo spagnolo, il portoghese o l’italiano dovrebbero avere un peso maggiore.

In Sud America c’è il campionato continentale per nazioni che si chiama Copa America, in lingua spagnola, visto che tutte le nazioni partecipanti, tranne il Brasile, hanno come lingua madre la lingua castigliana.
Nel frattempo in Italia, tradizionalmente uno dei paesi calcisticamente più evoluti al mondo, si lottava per decenni per utilizzare la tecnologia nel calcio. Nasce così la moviola in campo (invenzione italiana) che stranamente prende il nome di VAR, acronimo inglese di Video Assistent Referee, ovvero video assistenza arbitrale e il “goal line technology” ovvero tecnologia di porta.
Gli anglicismi che di recente stanno sommergendo uno degli sport più popolari del mondo sono tanti: gli allenatori sono diventati trainer o addirittura coach, così come gli allenatori della NBA il campionato di pallacanestro del Nord America. Coach in realtà significa cocchiere. In Italia invece gli allenatori sono chiamati col “titolo” di Mister, per una sorta di rispetto con una precisa origine storica. Il primo allenatore della storia, allenava il Genoa, i cui calciatori lo chiamavano Mister in quanto britannico. Alcune nuove società calcistiche non utilizzano la parola calcio nel proprio nome, e neppure football, ma quel soccer che dall’altra parte dell’Atlantico indica uno sport ancora ritenuto di secondo piano. Nel frattempo si sta sviluppando il calcio femminile, e anche le società di calcio di serie A hanno aperto delle succursali che ovviamente portano nomi anglicizzati: Woman, Girls o Pink.

Le società di calcio italiane ormai da diversi anni hanno deciso di adottare l’inglese nelle proprie comunicazioni, con motti e hashtag che stridono un po’ con la tradizione e la storia di questi club:  #WeAreACMilan #LiveAhead e così via.

E “la Pinetina”, storico centro dove si allena l’Inter? Eccola dopo l’acquisto della società milanese da parte dell’azienda cinese Suning:

Questo avviene mentre altre squadre conosciute globalmente, continuano invece a tenera la lingua locale in grande considerazione, basti pensare al catalano per il Barcellona, il cui stadio si chiama ancora Camp Nou e non Barcelona Stadium, né Barcelona Arena.

Ed ecco il Siviglia festeggiare il sesto trionfo in Europa League (ex Coppa UEFA, la loro sesta consecutiva) con magliette celebrativa su cui campeggia la scritta “Campe6nes” (Campioni, in spagnolo):

Il calcio – e lo sport in genere – devono essere inclusivi. Devono abituare all’incontro e al confronto i diversi popoli e le diverse culture. Questo avveniva più o meno fino a 30 anni fa. Il “calcio moderno” incentrato tutto sul “business” (anglicismo voluto) invece ha stravolto tutto, e tutti dobbiamo essere schiavi del sistema e della cultura dominante, quella nordamericana, anche se in nord America il calcio, o meglio il football, è solo un soccer di terza serie. Si chiama sudditanza, il contrario dello sport.


Uccio Laguardia
Operatore multimediale: esperto di grafica digitale, video produzioni e di contenuti. Si diletta a scrivere articoli giornalisti per la stampa locale (Puglia). Sin da giovanissimo scriveva e allegava fotografie sulla rivista storica del settore d tifo organizzato: Supertifo. È diventato esperto nel settore del tifo organizzato vivendolo e immortalandolo con le sue foto e videocamere. Ha un archivio foto e video da oltre 5000 di ore di registrato.

 


Copertina: immagine autorizzata, cortesia di Mundial Football

 

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