Petizione contro lo scevà, 21mila firme in due settimane, ancora pochi giorni per aderire

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Potrebbe essere chiusa entro qualche giorno la petizione “Lo schwa (ə)? No, grazie. Pro lingua nostra” lanciata dal linguista Massimo Arcangeli contro “una pericolosa deriva, spacciata per anelito d’inclusività da incompetenti in materia linguistica, che vorrebbe riformare l’italiano a suon di schwa”. La raccolta firme ha già superato quota 21.000 in due settimane e annovera tra i propri promotori personaggi del calibro di Claudio Marazzini, Alessandro Barbero, Cristina Comencini e Massimo Cacciari.

È possibile firmare qui la petizione tramite la piattaforma Change.org

Lo scevà, o schwa (per dirlo alla tedesca), è un simbolo grafico al centro di un dibattito linguistico e culturale cresciuto moltissimo nell’ultimo anno. Si tratta del simbolo proposto da alcuni militanti per sostituire le terminazioni maschile e femminile proprie dell’italiano (e di molte altre lingue) per arrivare al superamento dei generi grammaticali e a una sorta di neutro che sia “inclusivo” verso le persone cosiddette “non binarie”, che dunque non si riconoscono in alcun genere sessuale. Alla base di tutto questo c’è in realtà un fraintendimento: il genere grammaticale non corrisponde a quello sessuale.

Ora, confondendo l’uso storico del maschile sovraesteso con una sorta di maschilismo linguistico, questi militanti hanno iniziato a pianificare dall’alto delle modifiche profonde della lingua italiana, che la snaturerebbero fortemente. Con il risultato di risultare poco inclusivi, perché complicherebbero di molto la vita dei parlanti, senza combattere le discriminazioni verso le persone transgenere, non binarie e altre categorie di soggetti, che non sono discriminati dalla lingua ma dalle persone che la parlano.

Il fenomeno, nato negli Stati Uniti, dove è stato proposto l’uso di “they” al singolare al posto di he o she, ha naturalmente contagiato tutto il mondo, come sempre accade da quando questo Paese – con la sua lingua, l’angloamericano  è diventato egemone nel mondo sotto tanti punti di vista, non ultimo quello culturale. Ecco dunque nascere “spintanea” l’esigenza di un genere neutro in lingue, come quelle romanze, che non l’avevano mai avuto. Se in italiano si propone lo scevà, il cui suono è diffusissimo in inglese ma insesistente in italiano, in altre lingue ecco le proposte più svariate (per es. in spagnolo la e a sostituire o o a, es. todes invece di todas o todos).

Nella stragrande maggioranza dei Paesi che parlano queste lingue, Italia compresa, la gran parte dei linguisti e delle istituzioni si è schierata contro queste innovazioni sorte da un giorno all’altro, che creerebbero di fatto delle neolingue artificiali. L’Accademia della Crusca ha censurato lo scevà; la Real Academia Española ha bandito la chiocciolina e altri mediatori posticci, una x o una e (todxs o todes, per todos ‘tutti’ e todas ‘tutte’); il Ministro dell’Istruzione francese, Jean-Michel Blanquer, ha inviato una circolare ai direttori amministrativi centrali, ai provveditori agli studi e al personale ministeriale (4 maggio 2021) per vietare forme inclusive colpevoli, specie ai danni di allievi dislessici, di rendere più difficoltosa la lettura dell’idioma nazionale.

Un conto è soddisfare legittime esigenze di riconoscibilità sociale, venendo incontro ai portatori di identità incerte o fluttuanti con le forme e le parole più adatte, un altro è pretendere che le norme linguistiche di un’intera comunità nazionale soggiacciano alla prepotenza di pochi, intenzionati a scardinarle con la generalizzazione di usi teratologici.

La differenza italiana è che la famigerata e rovesciata ha fatto la sua comparsa in documenti ufficiali di un Ministero. Un campo, quello della comunicazione pubblica e istituzionale, dove dovrebbe vigere la massima trasparenza e rispetto per tutti i cittadini, che hanno il diritto di leggere testi chiari e rispettosi delle regole del codice comune che è la lingua italiana. Questa è stata la tipica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Spingendo il linguista Arcangeli a lanciare una petizione che si sta dimostrando un enorme successo.

È possibile firmare qui la petizione tramite la piattaforma Change.org

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