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I Måneskin rompono un tabù: si può avere successo all’estero cantando in italiano

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La vittoria dei Maneskin all’ultimo Eurofestival (oggi Eurovision Song Contest) ha conferito al gruppo italiano una notorietà planetaria. Secondo la rivista musicale Rolling Stones, “Zitti e buoni” è entrata nella classifica ufficiale inglese raggiungendo il numero 17 della Official Singles Chart. Sempre secondo la rivista, il brano dei Maneskin sarebbe entrato anche nella classifica di altri trenta Paesi.
«Zitti e buoni – scrive entusiasta il quartetto romano su Instagram – è la prima canzone in lingua italiana a entrare nella classifica ufficiale UK negli ultimi trent’anni, mentre l’ultima canzone in italiano nella classifica dei singoli del Regno Unito sembrerebbe “Con te partirò”, di Bocelli, nel 2007. Non ci sono parole per descrivere quanto siamo felici e onorati».
Ora, il rock travolgente e le esibizioni estreme dei Maneskin possono piacere o non piacere, tuttavia l’affermazione mondiale di una canzone italiana fa a pezzi l’assunto consolidato in decenni della scarsa efficacia della nostra lingua sul mercato internazionale. Tanto più che le tecnologie di oggi rendono molto più accessibili i mercati internazionali e molto più “democratico” l’affermarsi di una canzone: non occorre stampare dischi e contattare un distributore locale, basta caricare il proprio pezzo su Spotify o un’altra piattaforma per essere ascoltati da ogni parte del globo. Su Youtube il video di “Zitti e buoni” ha già superato i 30 milioni di visualizzazioni e la cosa più impressionante e che i commenti di apprezzamento sono quasi tutti provenienti dall’estero.
Qualcosa di simile è accaduto due anni fa con “Soldi” di Mahmood, che oggi su Youtube veleggia intorno ai 120 milioni di visualizzazioni. Il cantautore milanese, tra l’atro, è stato il primo artista italiano a superare la soglia dei 100 milioni di scaricamenti.
E come dimenticare la sorprendente accoglienza internazionale di brani come “Bella Ciao” (della quale i francesi, per inciso, sono stati capaci di tradurre anche il titolo); “Ti amo” e “Centro di gravità permanente” grazie all’omaggio voluto dagli autori de “La casa di carta”?
Insomma è il solito ritornello: bisogna rispettare l’italiano e credere nelle sue potenzialità comunicative.
Qualcuno dirà: ma il rock dei Maneskin è contagioso, il brano va da solo anche se nessuno comprende il testo. D’accordo, ma quando noi accompagniamo le canzoni in inglese (che non capiamo) con i nostri ridicoli la, la, la, la…?

Giuseppe Picciano
Copertina: foto da wikimedia
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