Lingua del sapere

L’inglese nella scienza e nell’università in Italia, Germania e Francia: aspetti giuridici

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Kurt Gawlitta è un giurista tedesco, autore di varie pubblicazioni, che collabora al Gruppo di difesa del tedesco come lingua scientifica (ADAWIS, Arbeitskreis Deutsch als Wissenschaftssprache). Qualche anno fa ha tenuto un intervento sulle lingue d’Europa all’Università di Teramo analizzando sotto il profilo giuridico il tema dell’inglese nell’università e nella scienza e comparando la situazione italiana a quella tedesca e francese.

La questione, in Italia, è esplosa nel 2014, quando il Politecnico di Milano aveva deciso di erogare tutti i propri corsi di livello avanzato in inglese, estromettendo così la lingua italiana dalla formazione superiore di ingegneri e architetti. Molti docenti insorsero e fecero ricorso al Tar, e da allora la vicenda si è trascinata attraverso tortuosi percorsi giudiziari di cui Italofonia si è occupata più volte (l’ultima nel novembre del 2019, “Politecnico di Milano: su 40 corsi 27 sono solo in inglese, ma il Consiglio di Stato approva”).

Kurt Gawlitta, in un articolo aggiornato al marzo 2021, ripercorre il caso italiano e lo compara a quanto accade in Germania e in Francia.

In Italia, nonostante la decisione della Corte Costituzionale che si è espressa a favore dell’importanza della lingua nazionale, è accaduto che l’ateneo ha, di fatto, continuato a erogare la maggior parte dei corsi in inglese. Questa tendenza a considerare l’inglese come la lingua internazionale, spiega Gawlitta, è diffusa anche in Germania dove, però, le università e i ministeri dei Länder non hanno mai posto la questione della costituzionalità di questa decisione. Dunque, nonostante le diverse prospettive, entrambi i Paesi hanno imboccato la strada che porta a fare dell’inglese l’unica lingua delle scienze.
In
Francia la situazione è diversa, perché nella Costituzione è scritto che la lingua della repubblica è il francese (art. 2) e la legge Toubon del 1994 prescrive espressamente che la lingua di insegnamento nelle scuole e nelle università deve essere il francese. Tuttavia, sono previste delle eccezioni che riguardano per esempio i casi di accordi con istituzioni estere o internazionali, anche sulla base di programmi europei. Su queste basi, sia per le numerose deroghe sia per la mancanza, spesso, di disposizioni che riguardano l’attuazione delle leggi o ancora per le scarse sanzioni applicate alla loro inosservanza, anche lì il numero dei corsi in lingua inglese è in aumento, e dal 2015 al 2017 ha registrato un incremento del 25%.

In sintesi, al di là delle situazioni e degli approcci legislativi dei tre Paesi, la tendenza a considerare l’inglese come lingua dell’internalizzazione è in aumento ovunque. E passando dalle università alla scienza le cose vanno poi nella stessa direzione.

Molti docenti universitari, nel giustificare il ricorso all’inglese, affermano che per la scienza tutte le lingue sono equivalenti perché le cognizioni scientifiche sarebbero indipendenti dalle scelte linguistiche. “E invece, – osserva Gawlitta – è proprio il contrario. Il dichiarare monopolistica una lingua andrebbe decisamente a limitare la libertà della scienza. Non esiste una scienza avulsa dalla lingua. La lingua di volta in volta adottata ha sempre un ruolo determinante sui risultati scientifici. Si dice che ogni lingua sia un’ulteriore finestra aperta sul mondo. La libertà ideale si raggiunge soltanto quando tutte le lingue sono ammesse a contribuire al processo cognitivo.” Ma non ci sono solo queste obiezioni legate al valore del plurilinguismo, ci sono anche quelle legate alla democrazia. “Le università pubbliche sono tenute a rendere conto alla società degli esiti del proprio lavoro, essendo esse finanziate con le contribuzioni fiscali dei cittadini. L’università statale contravviene ai principi democratici se cela i propri risultati servendosi di una lingua straniera. La democrazia richiede trasparenza.”

Purtroppo si sta andando in una direzione opposta e questo si vede soprattutto nel caso delle banche dati nell’ambito delle scienze naturali: “Poiché le banche dati autorevoli sono tutte insediate negli USA, il sistema segue senza compromessi criteri e interessi statunitensi. A tutt’oggi l’UE non ha preso iniziative proprie per istituire una banca dati europea. Ciò comporta una crescente uniformità delle scienze dei Paesi non anglofoni e uno sganciamento dalle rispettive tradizioni scientifiche nazionali. Il risultato potrebbe essere, in ogni caso nei Paesi occidentali, l’instaurazione di una cultura scientifica anglo-americana di tipo monopolistico. Parallelamente, la scienza viene derubata della propria autonomia culturale e soggiogata all’economia globalizzata.”

Dr. Kurt Gawlitta, Berlino

Per saperne di più, rendiamo disponibile in Pdf l’articolo integrale di Kurt Gawlitta “L’inglese come lingua unica delle scienze in Germania, Italia e Francia sotto il profilo giuridico”, 21/03/2021.

 


Foto in copertina di form PxHere

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