ItanglesePolitiche linguistiche

Il governo italiano lancia Europarole, alternative italiane agli anglicismi istituzionali

In Italia, sia il linguaggio politico che giuridico sono ormai pienamente interessati da una presenza crescente e importante di anglicismi non adattati.

Molti di loro derivano dalle istituzioni europee, nelle quali politici e giornalisti italiani utilizzano sovente la versione inglese di determinati termini, che pure hanno un corrispettivo ufficiale in lingua italiana. È il caso di parole come hotspot, GDPR o quantitative easing.

In Italia non esiste alcuna specifica legge riguardo una politica linguistica, come invece esiste in Francia o in altri Paesi. Una delle ragioni è il ricordo – o lo spauracchio – della politica linguistica di epoca fascistica, che impose italianizzazioni scritte a tavolino con sanzioni per chi utilizzava termini stranieri.

L’insofferenza verso un abuso di anglicismi che spesso sfocia nel ridicolo o nell’incomprensibilità, però, sta aumentando. Diversi segnali lo dimostrano. Segnali che sembrano essere stati colti dal Dipartimento per le politiche europee del governo italiano, che da poche settimane ha pubblicato sul proprio sito una pagina dal titolo Europarole.

” […] molti termini o espressioni in lingua inglese usate da istituzioni europee e italiane in atti normativi e documenti ufficiali […] li ritroviamo anche su giornali e social media spesso senza comprenderne appieno significato o funzione. Per questo motivo, abbiamo creato lo spazio Europarole, dove i termini o le espressioni più frequenti che utilizziamo nel nostro sito nella loro formulazione originaria in inglese, vengono presentati con il corrispondente in lingua italiana e spiegati in poche parole su uso, fonti e occorrenze.

L’elenco inoltre è aperto alle segnalazioni degli utenti. Un po’ come il dizionario AAA, lanciato un mese fa da Antonio Zoppetti sul nostro portale.

Un’iniziativa importante, segnalata anche dal portale europeo Termcoord. Nel momento in cui scriviamo la pagina Europarole conta solo una decina di termini, ma speriamo che il numero possa presto crescere. E soprattutto speriamo che gli esponenti politici, del governo e non solo, cerchino di utilizzarli il più possibile, innescando un circolo virtuoso che coinvolga a catena la stampa e gli altri media, giungendo così alla comunità dei parlanti che potrà scegliere se utilizzarli.