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Francia, la riforma sulla terza lingua nei licei colpisce l’insegnamento dell’italiano

Le riforme in campo scolastico messe in campo dal presidente francese Emmanuel Macron colpiscono l’insegnamento di una terza lingua nei licei, e tra le lingue più penalizzate ci sarebbe l’italiano. È quanto denuncia una petizione lanciata da Jean-Luc Nardone, professore a Tolosa e presidente degli italianisti francesi.

Nella petizione pubblicata sul portale Change.org, dal provocatorio titolo “Ritirare la Gioconda dalle collezioni del Louvre?” si denuncia il drastico calo dei posti messi a concorso per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole. Per il canale dell’Agrégation, che consente di insegnare nei licei, i posti si sono dimezzati e per il 2019 sono soltanto cinque. Per il Capes (sigla che sta per certificato di attitudine al professorato per l’insegnamento di secondo grado), che abilita alla docenza nelle scuole medie, si è passati da 28 a 16, mentre i posti, ricorda il documento, «erano ancora 35 nel 2016, 2015, 2014, e 64 nel 2013».



Sono cifre impressionanti, tanto più che, sottolinea il testo diffuso da Nardone (sottoscritto in cinque giorni da circa 3.500 persone), la richiesta di studiare l’italiano da parte dei ragazzi non sta diminuendo, ma è chiaro che la minore offerta di cattedre in questo campo non potrà che disincentivarla. D’altronde la domanda di giovani che chiedono di cominciare a cimentarsi con la lingua di Dante negli atenei francesi sta crescendo, perché molti non hanno potuto studiarla al liceo, mentre avrebbero voluto farlo.

L’appello – in italiano e francese – contenuto nella petizione, prende spunto dal cinquecentenario leonardiano che il presidente italiano Sergio Mattarella celebrerà il 2 maggio ad Amboise insieme a Macron:

Noi, firmatari di questo testo, donne e uomini affezionati più che mai all’amicizia franco-italiana, convinti che essa deve essere sostenuta politicamente poiché essa è cruciale per il destino dell’Europa, esigiamo un gesto forte da parte del Ministero dell’Éducation Nationale, cioè il ristabilimento di un numero di posti tale da consolidare l’insegnamento dell’italiano (almeno 12 all’agrégation esterna, 35 al Capes esterno), e un progetto di accompagnamento della riforma in favore dell’italiano come lingua di specialità. Chiediamo anche che si metta fine alla politica di eccessiva concentrazione geografica dell’insegnamento dell’italiano e che esso sia proposto nelle scuole pubbliche di ogni dipartimento francese: il numero degli studenti che vogliono cominciare l’italiano all’università è in fortissima crescita, poiché questi studenti non hanno avuto la possibilità di studiare alla scuola media o al liceo la lingua che avrebbero voluto scegliere.
Lasciar morire l’insegnamento dell’italiano in Francia è tanto insensato quanto ritirare la Gioconda dalle collezioni del Louvre, o espungere Dante, Machiavelli, Galileo, Verdi o Eco dal nostro patrimonio culturale. Distruggere l’insegnamento dell’italiano in Francia significa cancellare una parte della storia e della ricchezza della Francia, spezzare i legami preziosi che uniscono da sempre i due paesi: l’amicizia tra Francia e Italia è una necessità vitale, e la cultura ne è il cuore pulsante.

Il documento è firmato da molti docenti francesi, ma anche da importanti personalità italiane, come gli scrittori Andrea Camilleri, Gianni Biondillo e Antonio Moresco, l’attore Ascanio Celestini e la regista Emma Dante, gli storici Luciano Canfora e Carlo Ginzburg, gli studiosi di linguistica Paolo Fabbri e Raffaele Simone.

La petizione può essere letta e sottoscritta a questo indirizzo.