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Celebriamo il Day e sfiliamo per il Pride: il discorso pubblico in Italia ha perso accessibilità e inclusione

Oggi si è svolta in Italia e in altre città del mondo una manifestazione molto importante: il Disability Pride, che vuole sensibilizzare sui temi dell’inclusione, dell’accessibilità e dei diritti delle persone con disabilità. Precisiamo fin da subito che questo articolo non intende in alcun modo criticare la validità di tale iniziativa né l’associazione Disability Pride Onlus, che la organizza e la sostiene. Il tema è davvero importante e ben vengano manifestazioni ed iniziative perché se ne discuta seriamente.

Prendiamo spunto da questa iniziativa semplicemente per portare alla luce un tema, quello dell’anglificazione sempre maggiore, in Italia, di tutto ciò che rappresenta un evento pubblico, soprattutto se ha una connotazione globale e si svolge contemporaneamente in più Paesi del mondo. Nei media, la Giornata della Terra diventa quasi esclusivamente Earth Day, la Giornata mondiale contro l’AIDS (che nelle altre lingue neolatine si chiama SIDA) diviene il World Aids Day, fino a manifestazioni totalmente nazionali come lo sfortunato Fertility Day dell’ex ministra della salute Lorenzin e l’ormai notissimo Vaffa Day con cui il comico Beppe Grillo diede il via al movimento politico 5 Stelle.

Il Pride prende il nome dalle grandi “marce dell’orgoglio” (Marcha del Orgullo in America Latina e Marche des fiertés in lingua francese) come il Gay Pride, le marce dell’orgoglio omosessuale per rivendicare riconoscimento e diritti. Un orgoglio che, in Italia, si manifestava con… orgoglio. Ecco qui sotto lo striscione della prima festa dell’orgoglio omosessuale di Palermo, nel lontano 1981:

 

Ma sono trascorsi tanti anni, ormai il Gay Pride si chiama così ovunque, no?

Beh… ni. Accanto al nome Pride, universalmente riconosciuto, è del tutto normale in molte città usare anche la parola “Orgoglio” nella propria lingua:

 

Ma torniamo all’Orgoglio Disabile, o meglio, al Disability Pride. La manifestazione è stata presentata qualche giorno fa dalla sindaca di Roma Virginia Raggi.

Intorno al minuto 0:35 del video della presentazione, la prima cittadina romana introduce la persona alla sua sinistra, Andrea Venuto, “che io mi ostino a chiamare Delegato all’accessibilità universale, ma per praticità chiamiamo ‘disability manager’ “.  Inultile dire che anche nell’articolo di Radio Radicale che contiene il video, il titolo bello e chiaro di “delegato all’accessibilità” diventa “disability manager”.


Venendo invece all’associazione Disability Pride Italia Onlus, essa prende spunto dalle marce organizzate negli Stati Uniti, come la famosa NYC Disability Pride. Ma il suo scopo è quello di organizzare, appunto, manifestazioni ed eventi di sensibilizzazione in Italia.

Ecco alcuni di questi eventi sono il Disability Day, il Movie For Disability, che è uno “short film festival” per “promuovere la cultura dell’integrazione” che “il Disability Pride Italia propone ai film-maker di tutto il mondo” per la realizzazione di brevi opere audiovisive sul tema della disabilità: “Per mezzo di storytelling avvincenti diretti al grande pubblico ci poniamo l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla vita delle persone disabili”.

Ma l’associazione ha partecipato anche a manifestazioni organizzate da altri, come la stracittadina “Fun Run” o il “Good Deeds Day Italia” al Circo Massimo di Roma.

Concludiamo questo articolo come lo abbiamo cominciato: la difesa dei diritti delle persone è importante, ed è in ogni caso prezioso il lavoro di chi combatte per essi. Ma proprio perché il tema è importante, pensiamo sarebbe bello poterne parlare (anche) nella nostra lingua, in modo chiaro e – è proprio il caso di dirlo – accessibile a tutti.