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Coronavirus: il discorso in italiano di von der Leyen e le parole di Conte

L’emergenza del nuovo coronavirus e della malattia che provoca, denominata Covid-19, sta investendo sempre più Paesi nel mondo, tanto che l’OMS l’ha dichiarata oggi ufficialmente pandemia globale. Non fanno eccezione i Paesi di lingua italiana, in primis l’Italia con i suoi 12.000 e più contagi, seconda nel mondo solo alla Cina dove il virus è stato scoperto, ma anche la Svizzera e il piccolo San Marino, con 66 casi tra i soli 30.000 abitanti (la più alta percentuale al mondo rispetto alla popolazione). In Vaticano misure straordinarie, con il Papa che pronuncia l’Angelus e l’udienza del mercoledì in diretta video per evitare assembramenti di persone.

Tutta la nostra solidarietà ai Paesi coinvolti, alle popolazioni, ai medici e al personale sanitario e un pensiero alle vittime e alle loro famiglie. Che questo momento difficile passi presto e nel migliore dei modi.



Per quanto concerne noi, parliamo di lingua italiana, e allora vogliamo soffermarci su due piccole eventi accaduti oggi. Due discorsi.

Il primo è stato pronunciato dalla presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula von del Leyen. La particolarità? I primi minuti del discorso sono stati pronunciati interamente in italiano, lingua che la presidente non padroneggia ma che si è sforzata di leggere, ottenendo una buona pronuncia. Un segnale di empatia nei confronti dell’Italia in questo difficile momento. “In Europa ora siamo tutti italiani”, ha detto. Sentiamola:

Il secondo discorso è arrivato in serata per bocca del presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte. Un discorso importante e difficile perché annunciava un ulteriore inasprimento delle misure anti-contagio sul territorio nazionale. Chiudono i negozi che non vendano farmaci o alimentari ma restano aperte le aziende, che però sono invitate ad “attuare il più possibile la modalità del lavoro agile” (min. 04:40):

Una scelta che apprezziamo. Non solo perché “lavoro agile” è il termine ufficiale usato nella legge italiana che lo regolamenta. Ma perché Conte ha evitato il brutto anglicismo “smart working” che invece spopola sui media e le reti sociali e che in contesto generico si può anche rendere più semplicemente con “lavoro da casa” o “lavoro a distanza”.

Anche il presidente lombardo Attilio Fontana, questa mattina, aveva parlato di lavoro agile, seppur precisando “il cosiddetto smart working”. Piccole scelte i chiarezza che in tempi di “droplet” ci fanno molto piacere.

Forza e coraggio, supereremo l’emergenza.