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Comune di Milano, Gaia Romani cambia la targa di “assessore” con “assessora”

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Poche righe su Facebook a corredo della foto che riprendiamo qui sopra in copertina:

Ho chiesto di sostituire la targa sulla porta del mio ufficio perché il cambiamento parte dalle piccole azioni. È un messaggio a cui tengo molto e quindi eccoci qui, pezzo per pezzo 💪🏻

Così l’assessora Servizi Civili e Generali del comune di Milano ha annunciato il passaggio, anche visivo, alla declinazione al femminile del proprio ruolo. Un passaggio corretto dal punto di vista grammaticale ma anche logico, dato che termini come maestra o professoressa sono in uso da tempo e non si capisce dunque perché non si dovrebbe usare assessora, sindaca o ministra.

Un piccolo gesto che però ha avuto grande visibilità, attirando – come prevedibili – commenti favorevoli e contrari. Molti termini femminili per designare cariche pubbliche, che fino a pochi anni fa suonavano “strani” all’orecchio dei più, sono ora perfettamente normali e diffusi. Nessuno si stupisce di sentir dire ministra o sindaca. Questo fatto mostra come la lingua, che è “fatta da chi la parla” può essere comunque influenzata da parlanti più autorevoli o più noti, che fungono da esempio per gli altri. L’Accademia della Crusca, che su temi come quello della sterilità della nostra lingua in fatto di neologismi di fronte all’ingresso massiccio di anglicismi crudi non riesce a trovare posizione unitaria e forte, si era invece espressa con chiarezza a favore dell’uso della versione al femminile delle professioni. Una posizione che, unita ad altri, ha portato in pochi anni a una pratica che non sembrava possibile potersi affermare. Un fatto importante e significativo.

Il rischio da scongiurare è che tutto questo venga vanificato dal fatto che tra qualche anno la targa di sindaca sia sostituita con quella di Mayor. E non c’è troppo da scherzarci sopra, visto che al comune di Roma il “Delegato all’accessibilità universale” voluto dalla sindaca Raggi si è immediatamente trasformato in Disability Manager.

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