La scrittura a mano nell’oggi digitale. Se n’è parlato a Milano

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Nelle ultime settimane abbiamo sentito ripetuti appelli riguardo la mancanza di competenza di scrittura in corsivo – e di scrittura a mano in generale – da parte degli studenti italiani. Il 28 febbraio il tema era al centro della prima di tre giornate organizzate dalla facoltà di scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica di Milano. Italofonia era presente.

Dopo un benvenuto del preside della Facoltà, Giovanni Gobber, la parola è andata a Maria Teresa Zanola, linguista e terminologa nonché Direttrice scientifica dell’Osservatorio di Terminologie e Politiche linguistiche dell’ateneo, che ha introdotto il progetto Manitas, calando la scrittura manuale all’interno della formazione linguistica. Un tema certamente fondamentale nell’educazione e nella formazione dei bambini, nei quali l’uso della mano attiva sinapsi a livello celebrale e costruisce lo sviluppo cognitivo.
Ma si è ribadito che questo progetto sta riscuotendo interesse non solo dal mondo linguistico e della scuola, ma per esempio anche da  formatori aziendali. Sintomo di un’attenzione a tutto tondo su un mondo che presenta moltissime sfaccettature.
La serata è stata arricchita da altri numerosi interventi. Collegato da remoto, il professor Francesco Sabatini., presidente onorario dell’Accademia della Crusca, ha ricordato come la scrittura a mano dia un segno personale al contenuto. Quando io scrivo a mano, do un segno tangibile che ciò che scrivo mi appartiene, l’ho prodotto io, e non un altro che invece può digitare al posto mio su una tastiera. L’intervento è stato impreziosito dalla presenza di un logo che rappresentava il disegno a mano, commentato da Sabatini e da Elena Pessot, della Fondazione Artistica.
Il disegno, realizzato da Emma Galanti, studentessa di Pessot, mostra le prime parole del famoso “indovinello veronese” avvolte come un filo attorno a due penne incrociate. C’è un filo che lega parole, significati, un intero testo. Un filo che, ha proseguito Sabatini, dà l’idea della costruzione fisica del testo, come fosse un tessuto che prende forma intrecciando i fili.
L’intervento seguente, dell’immunologa e accademica della Crusca Maria Luisa Villa. ha portato nella discussione il punto di vista della scienza. Scrittura e lingua hanno infatti un’origine biologica. Serve la mano, per scrivere, e bocca per parlare.
La professoressa Villa ha brevemente tracciato la storia dell’evoluzione del linguaggio umano, che ha accompagnato nei millenni l’evoluzione degli esseri umani. La statura eretta ha consentito all’uomo di liberare la bocca per parlare, usando le mani per interagire col mondo. La parola ha fortemente influenzato l’evoluzione celebrale, tanto che oggi la scienza definisce il cervello umano “linguizzato”.
Le mani dell’uomo sono state in grado, col trascorre del tempo, di eseguire operazioni sempre più raffinate. Finché la Storia ha reso necessaria la permanenza di informazioni su un supporto durevole nel tempo, al di lù della trasmissione orale. Ecco allora nascere le prime scritture. La scrittura è più complessa del linguaggio parlato, tanto che ancora oggi troviamo tribù che vivono allo stato primitivo e hanno una loro lingua, ma non una propria scrittura. Si impara spontaneamente a parlare ma non a scrivere.
Imparare a scrivere a mano “ristruttura il cervello”, lo modifica. Sviluppa capacità necessarie alla scrittura stessa, come la capacità di coordinazione oculo-manuale. Influenza la capacità di pensare degli umani.
Nel disegno che le neuroscienze fanno del peso delle diverse aree del cervello, il cosiddetto “homunculus corticale” che vedete sulla sinistra, una rappresentazione della suddivisione anatomica dell’area somestesica primaria, l’importanza della mano è subito chiarita dalle dimensioni nel disegno.
L’importanza della mano, associata alla capacità di pensare, è rappresentata addirittura nella Cappella Sistina: nella celeberrima opera di Michelangelo, è attraverso le dita della mano che Adamo riceve l’intelletto da Dio.
La scrittura ha permesso l’avvento della scienza, tanto che della sua importanza ha parlato anche Roald Hoffman, premio Nobel per la chimica. Riflettere su un testo ascoltato è difficile, serve quello scritto. La scienza dunque, non esisterebbe senza la scrittura.
Una scrittura che però, appunto, almeno nella fase dell’apprendimento durante l’infanzia, deve essere fatta a mano. L’intervento conclusivo ha portato su questo il punto di vista di una non linguista, Elena Pessot, artista e musicista, al centro della Fondazione Artistica.
Pessot ha parlato della manualità come esperienza sensoriale che apre alla creatività nelle sue tante forme: “I gesti di quando lavoravo la creta da bambina li ho ritrovati nello scrivere a mano e poi nel suonare il flauto”. La mancanza di questa esperienza può portare a problematiche la cui esplorazione è ancora agli inizia. La Fondazione ha citato uno studio condotto dall’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con il Policlinico Umberto I, che ha rivelato la presenza di problematiche psicologiche e nella sfera dell’affettività nel 20% dei bambini che presentavano difficoltà nella scrittura in Corsivo. Altri dati citati nell’intervento mostrano che la metà dei ragazzi arriva all’esame di Maturità con capacità di scrittura limitata e che con essa va di pari passo lo scarso rendimento nelle materie tecnico-scientifiche (STEM) e nelle lingue straniere. Perché allo sviluppo della capacità di scrivere si associa capacità di astrazione, fondamentale nel pensiero scientifico e nell’apprendimento di altre lingue, diverse da quella madre che si impara naturalmente a partire dalla famiglia.
Su questi dati oggettivi la Fondazione Artistica nel 2017 ha avviato una riflessione: l’alfabetizzazione digitale nelle scuole è una cattedrale senza fondamenta, se si perde l’abitudine della scrittura a mano. A questa considerazione è seguito un progetto in tre fasi. Prima un sondaggio, condotto da novembre 2023 a gennaio 2024 nelle scuole. Lo scopo è sondare il terreno con alcune domande. La scrittura è sentita come priorità educativa? È affrontata nella sua complessità?
Dalle prime risposte, colpisce il disorientamento e confusione tra gli insegnanti. Non si mette in dubbio importanza della scrittura manuale ma non si sa come affrontarla.
Quali soluzioni, dunque? Sicuramente continuare a sensibilizzare insegnanti e dirigenti scolastici sull’importanza della scrittura a mano nella scuola primaria. Poi, pensare a soluzioni alternative anche per il mondo degli adulti, per non perdere completamente il legame con questa modalità. Se, come ha detto Villa, “dalla digitazione non si torna indietro”, la sfida potrebbe essere continuare nel disegno di dispositivi, fisici o virtuali, che avvicino l’esperienza della digitazione a quella della scrittura a mano, o che facciano da ponte tra le due. Già oggi esistono programmi informatici in grado di convertire una lettera tracciata a mano in una digitata e, dice l’accademica, anche le tastiere di PC e telefoni cellulari potrebbero essere ridisegnate. Una sfida per la tecnologia, che potrebbe aprire a soluzioni che oggi ancora non immaginiamo.
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