Come l’inglese sta impoverendo l’italiano accademico. Se ne parla a Locarno il 9 settembre

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“In italiano, please! Per un uso equilibrato di italiano e inglese nel mondo accademico”: questo il titolo molto esplicito dell’incontro che si terrà venerdì 9 settembre 2022 alle 18.15 nella sala conferenze della Biblioteca cantonale di Locarno, in Svizzera, nell’ambito del ciclo Chilometro zero. Lo scorso febbraio la stessa struttura aveva ospitato un altro interessante incontro sulla lingua italiana e la globalizzazione.

La presenza ingombrante dell’inglese nei curricula universitari genera certamente più di un problema; su tutti e in prospettiva un impoverimento del lessico e della testualità scientifica delle altre lingue nazionali svizzere, che si vedono in concreto deprivate di un vocabolario autonomo e forse di una parte della capacità di ragionamento ad alto livello accademico.

L’inglese finisce così per diventare una competenza qualificante in sé, talora anche a scapito del livello scientifico: chi conosce la lingua gode in altre parole di un privilegio scientifico spesso immotivato. Ne parleranno Alessio Petralli, linguista elvetico, direttore della Fondazione Möbius Lugano; Marco Cerase, consigliere della Camera dei deputati della Repubblica italiana e autore di ‘In italiano, please! Istigazione all’uso della nostra lingua all’università’ (Roma, 2019); Monica Duca Widmer, ingegnera chimica e presidente dell’Università della Svizzera italiana.

Ricordiamo che lo scorso giugno la consigliera nazionale del Canton Grigioni Anna Giacometti aveva sottoposto due interpellanze al Consiglio federale svizzero a proposito del plurilinguismo in ambito accademico e scientifico: la prima riguardante il tema della possibilità di un servizio di traduzione per candidature o richieste di finanziamento in ambito accademico e scientifico e la seconda proprio in merito alla pari dignità delle lingue nazionali in ambito accademico e scientifico.

Di recente abbiamo raccontato il dibattito in corso in seno alla comunità scientifica internazionale che critica alcune dinamiche ed “effetti collaterali” innescati dallo strapotere dell’inglese.

Riflessioni che ci piacerebbe oltrepassassero i confini meridionali elvetici per giungere anche nella vicina Italia, dove di lingua italiana si parla ancora troppo poco.

Fonte: LaRegione.ch

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