Nel mondo

L’associazione NoWalls lancia la campagna Prima l’italiano

Il nome dell’associazione è in inglese, ma NoWalls – nata a Milano e impegnata sul fronte della promozione sociale e del supporto ai migranti – ha lanciato nei giorni scorsi una campagna che si chiama “Prima l’italiano”.

Questa frase, che sormonta una mano che regge una matita, sta circolando in Rete sulle piattaforme sociali, e sui muri del capoluogo lombardo. Lo stile e i colori sembrano quasi scimmiottare quelli della propaganda fascista, e richiama il motto “Prima gli italiani” che ha accompagnato l’arrivo al governo di Roma della Lega guidata da Matteo Salvini. Negli scorsi mesi, il nuovo governo italiano è stato al centro di polemiche internazionali per il suo rifiuto ad accogliere navi di ONG cariche di persone raccolte nel mar Mediterraneo a bordo di imbarcazioni di fortuna. E tra le scritte con cui due settimane fa sono stati vandalizzati i locali della Scuola di cultura popolare di via Bramantino, proprio a Milano, spiccava “W Salvini”. Il ministro degli interni italiano ha immediatamente e fermamente condannato il gesto.




Una delle attività che NoWalls e altre associazioni portano avanti è l’insegnamento della lingua italiana ai migranti che giungono nel Paese. Il progetto ScuolAperta di NoWalls, tra i primi ad essere attivato, punta proprio sull’istruzione e l’educazione come strumento di inserimento e integrazione. Su Facebook, il testo che accompagna le immagini della campagna “Prima l’italiano” recita: Da noi si impara l’italiano, perché l’integrazione è innanzitutto un linguaggio comune.

#primalitaliano

A Milano sono in tanti a pensarla così 🙂 #primalitaliano

Geplaatst door NoWalls op Vrijdag 28 september 2018

 

L’insegnamento della lingua di Dante a chi viene accolto in Italia perché in fuga da guerra o povertà può essere davvero un aiuto decisivo per l’inserimento nel mondo del lavoro, nel tessuto sociale, ed essere poi un volano per lo studio dell’italiano nei Paesi di origine di queste persone. Fenomeno già avvenuto, per esempio, in Romania, o a Cernobyl, in Ucraina, da cui per molti anni centinaia di bambini malati sono arrivati in Italia per cure e vacanze. Del resto, nella stessa Penisola, l’italiano si diffuse non con le armi e le conquiste, ma tramite poesia, letteratura e canti. Una delle poche eccezioni nel mondo. Una tradizione che sembra oggi continuare.