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La sua “lingua poco diffusa” penalizza l’Italia. Ma è vero?

Ieri è stata la giornata degli annunci di Apple che, come atteso, hanno lanciato la società di Cupertino nel mondo nei servizi, in primis la TV via Rete, con il servizio TV+ e la diffusione di contenuti editoriali, con News+

Il quotidiano economico-finanziario italiano “Il Sole 24 Ore” ha dedicato a News+ un articolo che ci ha incuriosito, perché nelle prime righe fa riferimento alla lingua italiana. E lo fa indicandola come un fattore di freno, un elemento che, a causa della sua “poca diffusione”, spingerebbe Apple a ritardare l’arrivo del suo nuovo servizio rispetto ad altri Paesi:

L’italiano quindi, 21^ lingua mondiale per numero di parlanti madrelingua L1, sarebbe dunque un elemento che rallenta l’arrivo di nuovi contenuti e nuove tecnologia nel principale Paese che la parla, l’Italia appunto.

Ma è vero?



Molto difficile rispondere, ma come sempre ci proviamo guardandoci intorno. Il primo dato che ci viene in mente di consultare è quello di un applicativo sviluppato sempre da Apple e che riguarda da vicino le lingue: l’assistente digitale Siri.

Siri è stato reso disponibile a partire dalla versione 5 del sistema operativo iOS in inglese, francese e tedesco, da iOS 5.1 in giapponese, e da iOS 6 in italiano, spagnolo e cinese.

Ora, difficile dire che il cinese, sia una lingua poco diffusa, o meno diffusa del francese, del tedesco, o dello stesso inglese. Se per il termine “diffusione” si intende non il numero di parlanti ma il numero di Paesi in cui una lingua è parlata, i conti ancora non tornano: il tedesco, parlato in Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo, Lichtenstein e nel Sud Tirolo italiano, ha ricevuto il supporto di Siri prima dello spagnolo, ufficiale in 20 Paesi.

Proviamo con un altro servizio, questa volta di Google. Il suo Traduttore, o Google Translate. Qui sotto riportiamo i diversi stadi attivati, con le lingue disponibile per le traduzioni:

L’italiano è stato introdotto nel Terzo stadio, dopo l’olandese (assai meno diffuso rispetto alla lingua di Dante) e prima, per esempio, del cinese, del russo o dell’arabo, tutti più diffusi di esso.

Per avvicinarci al mondo dei contenuti digitali, citiamo Netflix. Dopo gli Stati Uniti, nel 2010 Netflix divenne disponibile in Canada. Nel 2011 il servizio sbarca in Brasile e America ispanica. Dal 2012 Netflix inizia a espandersi in Europa, lanciando il servizio nel Regno Unito, in Irlanda, in Finlandia, in Norvegia e Svezia. Nel 2013 si espande ulteriormente in Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Svizzera. Nel 2015 il servizio sbarca anche in Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Italia, Portogallo e Spagna.

Anche in questo caso, vediamo Paesi come la Norvegia o la Svezia (con una lingua limitata geograficamente e con un numero di madrelingua che è meno di un sesto dell’italiano) vedere il servizio sbarcare da loro prima che nel Bel Paese.

E Amazon? Il gigante del commercio elettronico ha aperto le sue attività in Spagna nel settembre 2011 e in Messico nel 2013, ma prima di questi due portali in lingua spagnola era già attivo da novembre 2010 Amazon.it, in italiano.

L’equazione tra numero di parlanti (o di Paesi) di una lingua e data di arrivo di una nuova tecnologia o di un nuovo tipo di contenuto, non è proponibile, e lo si vede già dai pochi esempi citati qui sopra. Troppe le variabili in gioco: la maturità di un determinato mercato in un determinato Paese, gli aspetti burocratici, le opportunità di sviluppo, e altre ancora.

Perché allora questo stereotipo della “lingua poco diffusa”, che causerebbe un ritardo rispetto ad altri Paesi? Sembra davvero che il sospetto complesso d’inferiorità collettivo degli Italiani rispetto alle altre lingue e alle altre culture abbia contagiato anche i giornalisti del “Sole”. Oppure volevano rimediare alla notizia dell’italiano quarta lingua più studiata al mondo secondo Ethnologue.

Peccato, perché si tratta pur sempre… del 5° quotidiano economico più diffuso al mondo, prima di concorrenti indiani, tedeschi e francesi. Sì, anche se è scritto nel poco diffuso italiano.