Lingua del sapere

L’Università per i Rifugiati che insegna la (e in) lingua italiana

Un’idea di internazionalizzazione radicalmente diversa da quella diffusa in molte Università d’Italia, da raggiungere tramite il monolinguismo inglese (compie un anno la bocciatura del tentativo del Politecnico di Milano di abolire l’insegnamento avanzato in italiano). Il progetto “L’Università per i Rifugiati”, attivato dall’ateneo telematico Uninettuno, fa invece della diversità linguistica un punto di forza.

Uninettuno ha realizzato  una piattaforma didattica unica a livello mondiale in cinque lingue (italiano, inglese, francese, arabo e greco) e già predisposta per l’erogazione di contenuti didattici in ulteriori lingue. Per quanto riguarda la produzione dei contenuti, si è fatta la scelta di non affidarsi alla semplice “traduzione” di contenuti realizzati da docenti delle università tradizionali italiane, ma di coinvolgere i migliori docenti provenienti da diverse università del mondo – dando a ognuno di loro la possibilità di realizzare i contenuti dei diversi insegnamenti nella propria lingua. Una valorizzazione della creatività, che meglio si esprime nella lingua materna.



Il progetto rivolto ai rifugiati ha raccolto iscrizioni a corsi e servizi da 480 migranti provenienti da diversi Paesi. Il rettore Maria Amata Garito ha dichiarato all’agenzia di stampa AGI: “Sono esseri umani con la loro storia. Vengono da paesi dove esiste tanta intelligenza e tanta cultura, molti di loro hanno già frequentato corsi universitari. La formazione è la chiave per inserirli nella società”.

L’iscrizione consente il riconoscimento dei titoli di studio già conseguiti nei paesi di origine, il riconoscimento delle competenze professionali, l’apprendimento delle lingue, tra le quali l’italiano, l’inglese, l’arabo, il tedesco, l’accesso ai servizi online relativi alla sanità e ai diritti-doveri reciproci. Al portale sono ammessi soltanto coloro che godono dello status di rifugiati e hanno pertanto una protezione internazionale. L’impatto dell’iniziativa ha superato le attese: in due anni di attività 12.680 migranti e rifugiati hanno scaricato e utilizzano l’app gratuita per l’apprendimento della lingua italiana; 480 rifugiati si sono iscritti al portale per utilizzare i vari servizi offerti.

Gli studenti, di 28 cittadinanze diverse, risiedono nei centri di accoglienza di Arabia Saudita, Benin, Camerun, Germania, Ghana, Italia, Libano, Ruanda, Turchia. Molti di loro si trovano sotto le tende, dove non c’è collegamento a Internet. In questi casi l’ateneo manda loro Dvd e chiavette con le videolezioni. Gli esami invece si tengono nelle ambasciate. “Il nostro obiettivo – sottolinea Garito – è dare agli studenti gli strumenti per potersi esprimere e non essere più disperati. Soltanto riempiendo la loro testa di contenuti e valori potremo recuperare un rapporto diverso e vivere meglio insieme”.

Oggi i costi dell’iniziativa sono quasi totalmente a carico di Uninettuno. Soltanto 20 borse di studio sono state pagate nel 2018 dalla Fondazione Cariplo e altri aiuti sono arrivati da un’università tedesca.

Un’iniziativa che mostra come l’Italia, geograficamente posta a crocevia tra l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa, possa vedere in questo anche un’opportunità, per aiutare persone in grave difficoltà creando al contempo con loro – e con i loro Paesi di origine – un legame forte. Questo tipo di politica può veramente giovare alla diffusione e al prestigio della lingua italiana e a un suo accresciuto ruolo come lingua di lavoro e di diffusione della conoscenza. Una lingua diffusa dalla propria cultura e non dagli eserciti. Una vocazione che l’italiano ha avuto fin dalla sua nascita.