Interrogazione parlamentare sui corsi di italiano all’estero: la risposta non soddisfa del tutto

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Qualche giorno fa Angela Schirò, deputata del Partito democratico al parlamento italiano, ha ricevuto risposta a una sua interrogazione parlamentare sul presente e sul futuro dei corsi di italiano all’estero dopo le difficoltà della pandemia e della transizione normativa. Tra l richieste, quella che si faccia al più presto un aggiornamento del monitoraggio delle attività di promozione della lingua e cultura italiana nel mondo, affinché si possa valutare, dati alla mano, quali conseguenze abbiano prodotto negli ultimi anni la transizione normativa e la pandemia sul numero dei discenti e dei corsi.

Ecco il commento della stessa onorevole Schirò alla risposta giunta dal sottosegretario agli Affari esteri:

 

“Il Governo, tramite il Sottosegretario agli esteri On. Benedetto Della Vedova, ha risposto alla mia interrogazione, presentata nel mese di marzo di quest’anno, sullo stato e le prospettive dei corsi di lingua e cultura italiana nel mondo”. Ne dà notizia Angela Schirò, deputata Pd eletta in Europa, che nella sua interrogazione chiedeva di “promuovere un’azione di monitoraggio per verificare lo stato delle cose dopo le ricadute degli effetti della pandemia sulle attività formative e a seguito delle criticità che si erano manifestate nell’applicazione della circolare n. 3, in attuazione del Decreto 64/2017, sulla vita degli enti”.
A quest’ultimo proposito, precisa la parlamentare, “insistevo sull’esigenza di tenere conto delle richieste degli enti soprattutto in tema della semplificazione delle procedure e di puntualità da parte del MAECI nelle erogazioni dei contributi riconosciuti nei piani annuali di finanziamento. In essa, chiedevo ancora di farsi carico per tempo della necessità di colmare il vuoto di circa 2,2 milioni che in base bilancio triennale si sarebbe verificato nel capitolo 3153, destinato al finanziamento dei corsi degli enti gestori, negli anni 2023 e 2024”.
Il Sottosegretario, riporta Schirò, “nella sua risposta ha dato atto delle criticità che si sono evidenziate in sede di applicazione della circolare n. 3, di cui io stessa avevo chiesto la sospensione di un anno, e ha annunciato le novità contenute nella nuova circolare – la n. 4 del 2022 – che, aggiungo, è stata anch’essa già oggetto di osservazioni critiche sia da parte degli enti gestori che del CGIE. Per questo, ribadisco ancora l’esigenza di un rapporto non unidirezionale ma di effettivo dialogo tra enti e strutture di indirizzo e di controllo, tenendo soprattutto presente l’estrema diversità normativa e culturale delle situazioni ambientali e le non piccole differenze esistenti tra gli stessi enti promotori”.
“Per quanto riguarda il monitoraggio della situazione e, in particolare, del numero di coloro che nel mondo studiano l’italiano (di cui di recente si è discusso ampiamente nel corso del recente convegno organizzato da me e dalla collega Ciampi sulla ricerca Italiano 2020), – continua la deputata – da un lato si è fatto un ovvio rinvio ai dirigenti scolastici operanti localmente, dall’altro si è annunciato l’attivazione di una nuova piattaforma di raccolta dati che dovrebbe entrare presto in funzione. In ogni caso, attendiamo di conoscerne i risultati”.
Circa infine alla reintegrazione dei fondi del capitolo 3153, “si è fatto rinvio, a dire il vero in modo abbastanza scontato, alla definizione della prossima legge di bilancio. Mi sarei aspettata quantomeno un riconoscimento di priorità nelle richieste che il MAECI avanzerà in vista sia dell’assestamento di bilancio che del prossimo bilancio triennale, tanto più che il Governo ha accolto un mio ordine del giorno in tal senso. Vuol dire – conclude – che continueremo a insistere su questo passaggio chiave, nella speranza che un po’ tutti si convincano del suo valore strategico”.

Luci e ombre, dunque. Ricordiamo che l’on. Schirò è tra le organizzatrici del convegno del 4 maggio scorso a Roma, in cui si sono discussi il risultato dell’indagine Italiano 2020, auspicando maggiore attenzione alla diffusione dell’italiano fuori d’Italia.


Fonte: Aise


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