Crusca, il gruppo Incipit sconsiglia l’uso di “compliance” all’Agenzia delle Entrate

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Il Gruppo Incipit dell’Accademia della Crusca ha diramato il suo comunicato stampa numero 19 (non di quest’anno purtroppo, il numero 19 dalla sua nascita sette anni fa). Il gruppo nacque nel 2015 – anno delle 70.000 firme alla petizione “Dillo in italiano” di Annamaria Testa –  con lo scopo di ” esaminare e valutare neologismi e forestierismi ‘incipienti’, scelti tra quelli impiegati nel campo della vita civile e sociale, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana, al fine di proporre eventuali sostituenti italiani”. L’approccio scelto, però, diverge da quello di organismi simili che per la lingua francese o spagnola creano e diffondono sistematicamente nuove parole, come avvenuto di recente in Francia per videogiochi e audiovisivo, puntando invece a indirizzare casi molto specifici. In questo caso l’uso della parola compliance sul sito dell’Agenzia delle Entrate, l’ente italiano che gestisce tasse e tributi.

Il testo del comunicato, un po’ arzigogolato e pomposo, recita:

Nel sito dell’Agenzia delle Entrate, nel Cassetto Fiscale, l’utente navigatore incontra una sezione intitolata “Comunicazioni relative all’Invito alla Compliance”. Sappiamo che l’Agenzia delle Entrate ha un sito molto ben fatto, di grande aiuto ai cittadini. Sappiamo anche che il tecnicismo inglese compliance è molto gradito alla burocrazia, ai burocrati e ai manager pubblici, che ne fanno uso a partire dal significato che i vocabolari italiani registrano come “aderenza alle prescrizioni normative e di autoregolamentazione di imprese, istituti di credito e sim.” (GRADIT di De Mauro). Il termine deriva dal verbo to comply, “act in accordance with a wish or command”, e indica qualche cosa che “meets specified standards” (Oxford dictionary of English).

Noi supponiamo che l’Agenzia delle entrate usi il termine per definire gli inviti bonari a controdedurre in via non contenziosa di fronte a infrazioni di cui l’Agenzia stessa sia venuta a conoscenza. Il nesso tra il significato originale inglese e questa pur gentile applicazione non è dunque né lineare né semplice, e abbiamo anzi l’impressione che molti utenti si trovino in difficoltà nell’intendere bene qualche cosa di cui pure è giusto essere grati alla pubblica amministrazione. Se l’intento, lodevole, è venire incontro all’utente per promuovere un rapido disbrigo in via bonaria della pratica, perché bloccare questa via con un termine oscuro? La sezione si potrebbe chiamare più vantaggiosamente in italiano, visto che deve comunicare con utenti italiani, per esempio, “Verifica concordata”.

Per trovare la proposta si deve leggere tra le righe, in fondo al testo. Verifica concordata.

Peccato che la parola compliance sia usatissima in moltissimi contesti dove questa traduzione non rende. Si usa in ambito sanitario per parlare di aderenza alle terapie prescritte, e in ambito giuridico e aziendale per intendere l’adeguamento a norme e regolamenti.

Il dizionario delle Alternative Agli Anglicismi (AAA) creato e aggiornato da un privato, Antonio Zoppetti, sostenuto dal nostro portale, fa quello che altrove fanno le Accademie e che purtroppo la Crusca non è ancora riuscita a fare. Diffondere in modo sistematico parole italiane che si possano usare al posto degli anglicismi.

Cercando “compliance” (lo si può fare facilmente anche da Google Chrome) ecco cosa troviamo:

compliance (lett. adesione o consenso, da to comply = conformarsi, eseguire) 1) in medicina corrisponde alla capacità di adeguamento del volume di un organo (per esempio i polmoni) davanti alla pressione, per cui si può esprimere con elasticità, flessibilità, estensibilità, capacità di dilatazione. 2) In senso lato in italiano si può dire anche adeguamento, adempimento, conformità, ottemperanza, condiscendenza o anche cedevolezza, disponibilità (a collaborare o di collaborazione o a conformarsi), collaborazione, per es. di un paziente nei confronti delle prescrizioni mediche o di un soggetto nell’osservare le regole e le leggi (quindi anche osservanza, aderenza, l’essere ligi o collaborativi, adempimento normativo o legislativo). 3) Nel linguaggio economico la compliance normativa si può dire più chiaramente conformità normativa, cioè a norme, regole o consuetudini. 4) Nel linguaggio tributario, la compliance fiscale, cioè la conformità alle regole fiscali, indica a volte l’adempimento spontaneo del contribuente agli obblighi fiscali spesso sollecitato dall’Agenzia delle Entrate in un’ottica collaborativa, e in altri casi è un dialogo, un accordo preventivo tra contribuenti e Agenzia delle Entrate che permette la correzione di eventuali errori od omissioni nella dichiarazione; (es. dalla stampa: “Legge sulla protezione dei dati: compliance, responsabilità e sanzioni” = adeguamento; “A oggi nessuna azienda è compliance al 100%, neppure i colossi americani” = adempiente; “Agenzia delle Entrate: un provvedimento per la compliance spontanea” = collaborazione; “Fisco: un software per monitorare la compliance” = chi si mette in regola, la regolamentazione; “Prescrizioni mediche: la scarsa compliance. Quando il paziente non prende le medicine” = os..

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La Crusca svolge un lavoro preziosissimo, intendiamoci, e lo fa grazie a membri che svolgono il proprio lavoro gratuitamente o quasi. L’Accademia andrebbe potenziata in termini di competenze e soprattutto di risorse, lo sosteniamo da sempre e lo ribadiamo nella proposta di legge per l’italiano che portiamo avanti.

Ma un’accademia di tale prestigio ha una grande responsabilità verso la nostra lingua, e deve onorarla cercando di ascoltare le critiche costruttive. Che dicono che forse si dovrebbe avere più compliance alle pratiche che in altri Paesi hanno successo.  Perché forse 19 comunicati stampa in 7 anni sono un po’ pochi di fronte allo Tsunami anglicus di cui parlava Tullio de Mauro e che sta rapidamente rendendo l’italiano sterile e sempre più dipendente da concetti e parole importate a decine da Oltreoceano, senza alcun filtro.

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