Attualità

Buon anno VentiVenti

Buon anno duemilaventi, o come si sente sempre più spesso dire, ventiventi. Il 2020 è il primo anno che in Italia molti chiamano pronunciando a coppie le cifre che lo compongono, ricalcando quanto accade in inglese: ninenteen-nintyfive per 1995 o twenty-twenty per 2020, appunto.

Forse il suono venti-venti piace, sta di fatto che questa soluzione è stata adottata ufficialmente da diverse manifestazioni culturali che si aprono quest’anno, ad esempio dalla città di Parma, capitale italiana della cultura, che si fa chiamare “Parma Venti-Venti”, o la rassegna “Oratorio 2020” ribattezzata “Oratorio venti-venti” dalla Federazione degli Oratori Milanesi.

Ma basta guardare la popolarità dell’hashtag #ventiventi sulle varie reti sociali per capire come questo modo di pronunciare il nuovo anno sia diventata a suo modo virale.



Solo una moda destinata ad esaurirsi nei prossimi dodici mesi? Può darsi. Abbiamo però testimonianze dirette di come essa sia in uso anche in ambito aziendale, soprattutto in aziende multinazionali con casa madre negli Stati Uniti, dove si parla di “anno fiscale 2020”, e guardando poco più avanti, anche di quello “venti-ventuno”.

Non si tratta di un anglicismo in senso stretto, ma di una moda curiosa, che si è diffusa con una velocità incredibile, la quale ricorda da vicino l’abitudine di scrivere all’interno di testi in italiano i nomi dei mesi o dei giorni della settimana con l’iniziale maiuscola, una regola mutuata dall’inglese attraverso le comunicazioni aziendali e della cui validità anche in italiano molte persone sono convintissime.

Ognuno parla come vuole, ci mancherebbe, ma ciò che auspichiamo è la consapevolezza delle parole che si scelgono, e delle conseguenze che le scelte individuali di ciascuno di noi come parlante hanno sulla lingua italiana e sulla comunità dei locutori. Per questo noi ci battiamo e continueremo a farlo, anche in questo nuovo anno venti-venti.