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A luglio aprirà a Firenze il Museo della lingua italiana

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Il Museo della lingua italiana concepito un paio d’anni fa sta per vedere finalmente la luce. Si chiamerà Mundi (acronimo di Museo nazionale dell’italiano) ed aprirà i battenti nel cuore di Firenze, nell’ex monastero della Santissima Concezione, all’interno del complesso di Santa Maria Novella. Nella prima settimana di luglio 2022 verranno inaugurate le prime due sale al piano terreno con una mostra introduttiva al museo che sarà completato l’anno prossimo, nei circa duemila metri quadri degli spazi conventuali restituiti nel 2016 al Comune di Firenze dopo che per un secolo erano stati in uso alla Scuola marescialli e brigadieri dei carabinieri.

Dell’italiano il museo avrà il compito di ricostruire la storia con un’attenzione particolare alla lingua di oggi e a quella di domani “perché è una lingua viva”, come tiene a sottolineare la professoressa Maraschio dell’Accademia della Crusca, intervistata dal Quotidiano Nazionale.

“Il museo sarà un luogo dove perdersi e ritrovarsi, un luogo dove vivere l’italiano perché sarà chiesta ai visitatori una partecipazione attiva, tra moduli interattivi e oggetti preziosi esposti nelle teche, come un codice trecentesco della Commedia di Dante copiato da Boccaccio, il manoscritto della bella copia del Vocabolario della Crusca (portato dall’accademico segretario Bastiano de’ Rossi a Venezia per la stampa del 1612), il dattiloscritto di Pier Paolo Pasolini con correzioni autografe per il film Mamma Roma. E poi tanti altri, tra cui la prima edizione delle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo.

“La mostra avrà un valore introduttivo fondamentale”, ribadisce Maraschio. Nella prima sala sul soffitto è stato realizzato un fregio con i sì, nelle varie lingue del mondo in omaggio alla celebre frase della Divina Commedia “Le genti del bel paese là dove ‘l sì suona”: un’apertura al mondo. Per la lingua del cuore risuoneranno proiettate le frasi d’amore di grandi autori, da Dante a Luzi, nella seconda sala dove svetta la scala di Giuseppe Martelli (del 1826). “La mostra ha anche una parte didattico informativa con la linea del tempo che scandisce l’evoluzione dell’italiano dal latino fino ai nostri giorni: la lingua di Dante è ancora la nostra lingua”, racconta la professoressa.

Una delle facciate del complesso [Wikipedia]

La continuità è una specificità della storia linguistica italiana, insieme al multilinguismo: “Abbiamo ancora vivi i dialetti, l’Italia è sempre stata caratterizzata dalla presenza di tante lingue diverse”. Questi sono due temi dei quattro video che accompagnano il visitatore al museo. Gli altri due mostrano la fortuna dell’italiano nel mondo e l’influenza di altre lingue sulla nostra, in un fertile gioco di dare e avere (Un mondo di parole, l’italiano e le altre lingue) e le varietà dell’italiano nella società (Scritto e parlato, l’italiano nella società). Dell’italiano non si butta via nulla: ci sono documenti di quello cantato e di quello popolare, trasmesso e digitato, particolarmente usato nel mondo iperconnesso di oggi.

Siamo felici che la nostra lingua abbia un suo luogo celebrativo aperto a tutti. Speriamo però che accanto a questo, si lavori per creare strumenti davvero efficaci perché la nostra resti una lingua viva e vitale. E questi strumenti non sono certo i musei, ma sono invece strumenti legislativi e di sensibilizzazioni, orchestrati in una politica linguistica come quella che tanti Paesi democratici hanno messo in atto da anni.


Fonte: QN | Copertina: immagine di Andrea Spallanzani da Pixabay

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