Politiche linguistiche

Piccola storia estiva: il rispetto è anche cercare di farsi capire

 

Qualche tempo fa vi ho raccontato come nel mio paese, una cittadina lombarda di 34.000 abitanti, si sembra essere ormai convinti che in Italia per farsi capire da tutti, si debba scrivere solo in inglese:

Oggi invece voglio raccontarvi una piccola esperienza che ho fatto poco meno di un mese fa, durante le mie vacanze estive con moglie e bimbi in quel di Dobbiaco, Alto Adige, a pochi chilometri dal confine con l’Austria.




Come saprete, nella provincia autonoma di Bolzano, italiano e tedesco sono lingue coufficiali in modo paritetico. Non stupisce quindi (o forse sì, dato che in Lombardia si usa solo l’inglese che non ha alcuno statuto di ufficialità) che qui gli avvisi nei parchi giochi, come qualunque altra cosa, siano scritti in entrambi gli idiomi:

 

Quel che invece mi ha stupito è ciò che vi mostro in queste altre immagini:

 

Non notate alcuna differenza? Beh, è comprensibile, ma una differenza importante c’è. Queste ultime immagini non sono state scattate in Alto Adige, ma oltre il confine, nel Tirolo austriaco.

Ebbene sì: in questo parco giochi in Austria, dove l’italiano non ha alcuno statuto ufficiale, tutti i cartelli, gli avvisi, le indicazioni, e persino la registrazione alla rete senza fili Wi-fi e la modulistica da compilare erano sempre presenti anche in versione italiana. Così come l’italiano, a vari livelli, è parlato da tutto il personale, partendo dal barista e arrivando agli istruttori del parco avventura lì accanto.

 

Il parco, per la maggior parte, è libero e gratuito. Un normale parco giochi per bambini, insomma, come quello della mia città. Dove però l’italiano è stato bandito, e il fatto che tuo figlio potrebbe scottarsi, o scivolare, o restare impigliato con la sciarpa e soffocare, te lo dicono solo in inglese. Il costruttore e il distributore non traducono, il comune non sente il bisogno di mettere alcun cartello nella lingua ufficiale, l’italiano. In Austria sì. Lo si scrive anche in una lingua non ufficiale, perché la presenza di turisti italofoni è elevata e sembra corretto farsi capire anche da loro. Scrivo “anche” perché naturalmente gli avvisi nella lingua utilizzata da tutti, il tedesco, non mancano. A nessuno, da questo lato delle Alpi, salterebbe mai in mente di eliminare le scritte in tedesco perché tanto “tutti sanno un po’ d’inglese”.

Da queste parti evidentemente nessuno pensa “di lasciare i testi dei pannelli in lingua inglese nell’ottica dell’ormai consolidata globalizzazione e affinchè la lettura sia accessibile a tutti“. Una piccola grande lezione di civiltà e di rispetto. Il rispetto che si dimostra cercando di farsi capire da tutti. Se possibile, nella loro lingua.