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GDPR o RGPD?

L’argomento è sulla bocca di tutti: tra pochi giorni, il 25 maggio 2018, entrerà in vigore un nuovo regolamento europeo che riguarda il trattamento dei dati personali di tutti i cittadini europei. Ne parlano le istituzioni e le aziende di tutto il continente, e molte di esse da mesi inviano ai propri utenti informative sul tema.

In questi giorni, inoltre, molte applicazioni, siti e servizi online, ci chiedono di aggiornare il nostro consenso e di decidere che tipo di operazioni vogliamo consentire sui nostri dati. Insomma questo regolamento è davvero importante e avrà un grande impatto sulla vita di centinaia di migliaia di cittadini europei. E se è così importante, bisognerà come minimo conoscerne il nome, giusto?

Quasi tutte le comunicazioni e gli avvisi in lingua italiana lo presentano con una sigla di quattro lettere: GDPR.

La sigla sta per General Data Protection Regulation, ed è un regolamento dell’Unione europea. Ma l’italiano non è una delle lingue ufficiali dell’Unione? Certo che lo è, e infatti il regolamento ha un nome ufficiale anche in italiano: Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. Quindi RGPD.

E in effetti il Garante per la protezione dei dati personali (noto in Italia come Garante Privacy) sul suo sito parla proprio di RGPD:

E lo stesso fanno diversi siti europei nelle versioni in lingua italiana, compreso naturalmente quello dell’Unione europea:

Nonostante questo, in Italia, quasi tutte le aziende grandi e piccole, gli enti, le associazioni e perfino gli amministratori di condominio, parlano esclusivamente di GDPR (pronunciato da alcuni gi-di-pi-erre, da altri gi-di-pi-arr, all’inglese):

A questo punto viene da chiedersi se la scelta di usare l’acronimo inglese sia una scelta che anche altri hanno seguito oppure no. Un modo semplice per farlo, è confrontare i messaggi di Google relativi al Regolamento, nelle principali lingue neolatine (cliccare le immagini per ingrandirle). Naturalmente nella versione in italiano si parla di GDPR:

Proviamo allora con la versione in lingua francese. Qui c’è invece la sigla RGPD (Règlement général sur la protection des données):

RGPD anche in lingua spagnola (Reglamento General de Protección de Datos) …

…e portoghese (Regulamento Geral sobre Proteção de Dados):

E anche il romeno usa la sigla nella propria lingua, sempre RGPD (Regulamentul general privind protecția datelor):

 

Dunque, tra tutte le lingue romanze, solo in italiano si è preferita la sigla inglese rispetto a quella in lingua.

Per quale motivo? Difficile dirlo con esattezza, ma non è la prima volta che l’italiano – o meglio gli Italiani che lo parlano – scelgono di mantenere in inglese le sigle di nomi tecnici che esistono e sono ben consolidata in lingua italiana. Un esempio è la Sindrome da Immuno-Deficienza Acquisita, SIDA in spagnolo, francese, portoghese ed altre lingue, AIDS in italiano. O l’Acido DesossiriboNucleico, che in italiano non è ADN ma DNA.

L’impressione è che ci sia, a livello collettivo, un complesso di inferiorità linguistico, tale per cui alcune cose non si possono e non si devono tradurre. Nel caso delle istituzioni europee, inoltre, potrebbe esserci qualcosa di più profondo. Una sorta di visione aziendalistica dove l’Italia non è altro che la filiale locale di una multinazionale che si chiama European Union, con sede a Bruxelles. E le sedi centrali, si sa, comunicano alle proprie sedi nelle varie “country” in inglese, così come in inglese sono i nomi di regolamenti e procedure, che tali devono rimanere (perlomeno in sigla). Una visione che probabilmente non giova all’idea stessa di integrazione europa, da sempre e volutamente pluriculturale e plurilingue.

In ogni caso, statene certi, se italofonia.info dovesse cominciare a raccogliere dati personali dei suoi utenti, non mancheremo di comunicarvi i nostri criteri di adeguamento… all’RGPD.