Dimensioni del fenomeno

Per cercare di comprendere le dimensioni del fenomeno dell’itanglese e del proliferare degli anglicismi, e il loro impatto sulla lingua italiana nel presente e in prospettiva, adottiamo il metodo proposto da Antonio Zoppetti e i dati da lui pubblicati.

Si tratta di passare da una visione statica a una dinamica: bisogna cioè analizzare il fenomeno dell’inglese che penetra nella nostra lingua non come un’istantanea, ma come un flusso che cresce in modo esponenziale. Infatti, il classico metodo che consiste nel guardare la percentuale di termini inglesi nei maggiori dizionari, offre un quadro sfalsato. Perché i dizionari conteggiano molte parole italiane ormai desuete da decenni, che quindi annacquano il conteggio, e perché gli anglicismi si concentrano in particolar modo in ambiti come la scienza, la tecnologia e l’economia, dove costituiscono la maggior parte dei neologismi.

 

Situazione attuale

Considerando solo le parole ancora correnti, nel dizionario Devoto-Oli 2017 si contano circa 3.000 sostantivi inglesi su un totale di 60.000, una percentuale del 5%, che comincia a essere un numero molto invadente, soprattutto perché, se si vanno a guardare i neologismi del nuovo millennio, gli anglicismi rappresentano ben la metà delle parole nuove.

Dal 2000 al 2017 gli anglicismi accolti sono 509 (contro 12 francesismi e 5 ispanismi). Nel grafico qui sotto, che si riferisce al Devoto-Oli, si nota bene come gli anglicismi abbiamo  preso il sopravvento a partire dalla seconda metà del ‘900, per poi accelerare ulteriormente dopo l’anno 2000.

neologismi del nuovo Millennio sono in tutto 1.049, dunque la metà di essi sono parole inglesi. Si tenga anche conto che sotto gli anglicismi non sono incluse parole semiadattate come i verbi switcharespoilerare e via dicendo, né le altre parole derivate dall’inglese (selfonecustomizzazionefashionista…) che farebbero salire di non poco le statistiche.

 

Previsione futura

Qual è il destino del lessico italiano davanti a questi dati? Quale sarà l’italiano del futuro se le cose non cambiano?

Uno scenario molto plausibile è che sarà itanglese. In sintesi: la struttura dell’italiano, la sintassi e i verbi saranno sostanzialmente quelli di ieri e di oggi, mentre i sostantivi saranno in percentuale sempre più ampia parole inglesi, dalle regole ortografiche e fonetiche diverse dall’italiano storico. La nostra lingua sarà sempre più inadatta a descrivere le cose nuove, che si diranno in inglese, soprattutto negli ambiti tecnologici, scientifici e lavorativi.

 

Evoluzione storica

L’esplosione degli anglicismi, come abbiamo detto, avviene nel XX secolo, e in particolare nel secondo dopoguerra. Nel grafico qui sotto, relativo a tre vocabolari della lingua italiana, la prima colonna rappresenta gli anglicismi entrati prima dell’800, la seconda quelli arrivati nell’800 e la terza nel ‘900. La proporzione è piuttosto evidente:

Per comprendere meglio i numeri, è utile fare un confronto tra forestierismi analizzando anche i francesismi e gli ispanismi, che rappresentano le due lingue che storicamente ci hanno maggiormente influenzati (al quarto posto ci sono i germanismi, mentre il contributo delle altre lingue si attesta su valori molto più insignificanti). Dalle datazioni che si ricavano dal Devoto Oli, risulta che fino all’Ottocento era il francese a costituire la lingua con un maggiore apporto di forestierismi non adattati, e che dopo la seconda metà del Novecento è successo qualcosa di anomalo e grave che non ha precedenti storici.

 

Altre risorse